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Vinitaly 2023: Degustazione di Resistenti Nicola Biasi

Si è appena conclusa la 54° edizione del Vinitaly. L’appuntamento più atteso per il mercato enologico italiano tornata, finalmente alle modalità e numeri pre-covid. Purtroppo, abbiamo potuto partecipare un solo giorno alla kermesse che quest’anno offriva interessanti avvenimenti, degustazioni e workshops. Al giorno 2 della manifestazione, ossia il 3 aprile, nella zona riservata alla Doctor Wine di Daniele Cernilli si è tenuta una degustazione molto  interessante sui vini resistenti Nicola Biasi.

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Cosa sono questi vitigni resistenti?

Sono i Piwi, acronimo del tedesco Pilzwiderstandsfähige Rebsorte ossia vitigno resistente ai funghi. Ce lo racconta Nicola Biasi, l’enologo che si è posto a capo di questa ricerca. Che parte da un concetto semplice, ridurre l’impatto economico e ambientale di un vigneto che assorbe grandi risorse per difendersi dalle malattie fungine. Semplicemente perché essendo immune da queste malattie non richiederà sforzi in tal senso. E quindi quello stesso investimento potrà essere interamente dedicato ad altre fasi della produzione, dalla vinificazione alla distribuzione.
Dimentichiamoci quindi Chardonnay, Sauvignon, Nebbiolo o Riesling, qui stiamo parlando di nomi sconosciuti. Si tratta di vino da ibridi, ottenuti però tramite impollinazione, in modo naturale e poi selezionati. Ibridi fra vitigni a noi noti e vitigni asiatici. Non dimenticando comunque che da quasi cento anni beviamo vini da ibridi post fillossera, e da quasi 5000 ibridi naturali da migrazione.

La platea silente.

Non ricordo di aver mai assistito prima ad una degustazione tanto silente. Nella sala aleggiava uno strano silenzio, abbastanza indecifrabile. Sicuramente il concetto di base, che razionalmente ha un suo fondamento, è una pugnalata emotiva da gestire. Non facciamo altro che sentire la prosopopea sulla necessità di valorizzare l’autoctono, su come salvare le varietà locali a tutti i costi. E poi ti arriva questo Nicola Biasi e ti chiede di sovvertire il pensiero, di mandare a cuccia con un calcio i sentimenti campanilistici. Dritto al punto: che tipo di vino vuoi fare? Vuoi un tipo di vino perfetto, dal punto di vista organolettico, che sia in grado di conquistare i palati più rigorosi? Nel frattempo vuoi anche essere attento all’ambiente e , magari, sostenibile. Allora, bisogna cambiare, e dunque via il Sauvignon, ecco il Sauvignon Kretos; via il Moscato ed ecco il Muscaris. Mi permetto di parafrasare in modo un po’ colorito, quanto ho percepito dal suo discorso.

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Ma i resistenti sono veramente più sostenibili?

Un discorso che può, quindi, sembrare difficile da accettare. Ma numeri alla mano, un vigneto di resistenti produce circa il 40% di emissioni di CO2 in meno. Quindi se parliamo di sostenibilità la scelta innovativa sembra assolutamente vincente. Soprattutto se, nel futuro, si vorrà continuare ad affrontare le sfide di resistenza alle malattie congiuntamente a quelle climatiche e i costi proibitivi che la lotta implica. La sperimentazione sui resistenti è iniziata ormai qualche anno fa, non ha avuto un facile inizio, soprattutto perché sono stati utilizzati prevalentemente su terreni poveri. La sfida di Biasi è cercare di far accettare questi ibridi da produttori e dargli dei terreni idonei. Perché da questa combinazione si potrà partire da un’uva di valore che darà un vino sempre migliore.

Un progetto di gruppo

Quindi, resistenti di Biasi è un consorzio di otto diverse aziende vinicole. Situate tra Veneto e Trentino su altitudini diverse. Una delle quali ha addirittura deciso di espiantare il remunerativo prosecco per far posto al Resistente selezionato da Nicola Blasi. Una di proprietà dello stesso enologo. Che certo, il vino lo sa fare, e ce ne accorgiamo in degustazione dove ci godiamo questi vini da multiverso. Dove le piccole variazioni nel dna, perché, di fatto stiamo parlando poi di un 5% di ibridazione dell’asiatico sull’europeo, fanno una grande differenza. Tanto da poter rendere il vitigno padre irriconoscibile. Ma penso sia inutile cercare di trovare un gusto riconoscibile in questi vini. Forse l’unico modo è abbandonarsi e godersi la bevuta, perché poi sono vini fatti bene, molto spiccati nella freschezza e che giocano tutto nella parte gustativa.

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La degustazione dei vini resistenti Nicola Biasi

1. Veneto Poggio Pagnan Spumante Metodo Classico Cornera – 100% Bronner

Un naso molto accattivante, etereo e floreale, ricorda la frutta tropicale, zenzero, un gusto fresco e minerale.

2. Veneto Ca’ da Roman Spumante Metodo Classico Ecelo I – 100% souvignoner gris

Al naso una spiccata nota fumè, etereo, vegetale, leggero bosso e frutta tropicale, salmastro. Da una cantina che si è integralmente vocata al resistente.

3. Veneto Colle Regina Colli Trevigiani Forte 2021 – solaris 100%

4. Veneto Vigneti Vinessa Veneto Bianco 2022 – 30% bronner, 30%Johanniter, 30% Solaris, 10% muscaris

Tenute a san zeno di montagna. Naso mela verde, erbaceo molto fresco, minerale. Grande persistenza

5. Veneto Albafiorita Venezia Giulia M’Ama 2021 – 50% soreli, 50% sauvignon kretos – nota fumè che si apre a note floreali gusto fresco

In tutta questa onda di bianchi, i rossi si esprimono bene. Andando a stupire nuovamente.

6. Trentino Poggio Pagnan Veneto Costante 2021 – 100% Cabernet Cortis

7. Trentino Barbieri Adele- Della Casa Venezia Giulia Rosso 2022

8. Trentino Ca’ da Roman Veneto Rosso Masnada Ezzelina 2021

9. Trentino Resistenti Nicola Biasi Vino Bianco D’Italia Renitens 2021 – 20% Sauvignon Kretos, 20% Soreli, 22% Bronner, 13% Solaris, 10%Johanniter, 10% Sauvignanon – Questo è un vino molto elegante  e delicato. Naso fruttato  di agrumi succosi e freschi, grande spinta acida bilanciata da una certa amabilità. E’ il vino che raccoglie i risultati dei partecipanti al progetto Biasi e si basa tutto sulla gusto del prodotto finale.

10. Trentino Biasi Nicola Vigneti delle Dolomiti Vin De la Neu 2020 – 100% Johanniter – Questo è uno dei miei preferiti di tutta la degustazione. Un vino diverso da tutti. Molto fresco con una bella nota di scorza di limone.

In conclusione

E’ stata una interessantissima degustazione alla scoperta di buoni vini, ben fatti. Molto particolari, in grado di aprire la mente a pensieri diversi. Sono successivamente andata a cercare un pò di notizie sull’enologo, di cui sapevo effettivamente molto poco. Nato come enologo nelle aziende Jermann e Felluga,  Victorian Alps di Gapsted in Australia e poi in Sud Africa per Bouchard Finalyson. Per quasi dieci anni enologo per Marchesi Mazzei, San Polo a Montalcino e Poggio al Tesoro di Bolgheri di Allegrini . Libero professionista dal 2016. Premiato nel 2021 come Miglior Giovane Enologo d’Italia. E il più giovane Cult Oenologist Italiano di sempre. Enologo dell’anno 2022. Sicuramente un professionista visionario con un progetto ben preciso in mente, che magari ora appare come un San Giovanni nel deserto. Ma chissà cosa apparirà all’orizzonte fra qualche anno. Sicuramente un combattente, contro oidio e peronospora di certo, ma anche contro quel fungo malefico del pregiudizio che si annida spesso in noi. Un invito a provarli e rompere gli schemi.

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