Come abbinare il formaggio al vino.

Al contadino non far sapere quanto è buono il formaggio con le pere…… e con il vino dolce. 

Un’accoppiata vincente

Dalle antiche tavole dei convivi romani, a quelle dei contadini. Fino alle sofisticate mise en place dei ristoranti stellati. Questa combinazione di ingredienti continua ad essere di moda. Purché gli ingredienti siano abbinati con sapienza.
Come abbinare correttamente formaggio, vino e frutta? è questione di sensibilità e di stile personale.

Perché funziona questo abbinamento? 

Il mix dolce-salato incontra anche oggi il nostro gusto, ma va dosato sapientemente.
Nei ristoranti, come nelle case dei buongustai, il formaggio si accompagna, spesso, a composte di frutta. A volte con riduzioni di vino o miele, mostarde o marmellate.
Ingredienti dolci che riescono, se ben usati, a calibrare il piatto. Valorizzando la combinazione dei sapori.


Ma se volessimo abbinare del vino a queste combinazioni? Cosa dovremmo fare per non sbagliare?

Chiaramente, se presente dello zucchero, sarà necessario un abbinamento per concordanza. Quindi, sceglieremo un vino dolce, come un passito, un dolce naturale. Anche un icewine, o un muffato dolce, si prestano bene. Tuttavia, i vini vanno scelti con cura, a seconda delle caratteristiche organolettiche del formaggio.

Quindi per un corretto abbinamento è necessario conoscere il sapore del formaggio?

Certo! Come anche il gusto dei condimenti e del vino che pensiamo di abbinare.
L’arte dell’abbinamento non segue semplicemente delle regole scritte.
Per riuscire è, dunque, necessario impegnarsi nel gioco più gustoso al mondo: la degustazione.

Un cibo antichissimo.

Approfondiamo, dunque, la nostra conoscenza del formaggio. Si tratta di una pietanza saporita ricca di nutrienti. Un cibo che ha fornito, per tantissimo tempo, una fonte di proteine irrinunciabile.
Facilmente conservabile e semplice da trasportare. Il formaggio era l’ideale cibo da viaggio per molte culture, di ogni epoca.
Un cibo contadino, prodotto anche in casa con il latte degli animali domestici. Le famiglie povere, infatti, possedevano, spesso, solo un paio di animali da latte.
Produrre formaggio significava, perciò, garantire una fonte di nutrienti conservabile. Un vantaggio non da poco.


Da cibo contadino a cibo dei signori.

Nel Rinascimento, il formaggio arriva sulle tavole dei nobili. Si serviva solitamente alla fine del pasto, come dessert.
Abbinato alla dolcezza della frutta anche per compensarne la sapidità.

Come si classifica il formaggio

Un formaggio è denominato grasso (più del 42%), semigrasso (35-42%), magro (meno del 20%).
Può essere fresco (se si deve consumare entro due settimane dalla preparazione). Semi stagionato (entro sei mesi) oppure stagionato (dai sei mesi in poi).
Si produce con diversi tipi di latte, di mucca, capra, pecora, bufala o misti.
Un formaggio può essere crudo, se la temperatura finale è simile a quella di coagulazione. Semicotto se la temperatura non supera i 42°C. Cotto se preparato a temperature più alte.
I formaggi sono duri se contengono una percentuale di acqua minore del 40%. Semiduri tra il 40-45%, molli se superano il 45%.
Si classificano anche in base alla crosta. Crosta secca (se lavorata più volte durante la stagionatura). Semidura (se trattata con acqua e sale). Fiorita (se ricoperta da muffe).
Sono formaggi Erborinati se contengono muffe. A pasta filata se prodotti con tecnica a filatura, come la mozzarella. A pasta pressata o fusa.

Come si abbina il formaggio al vino

Ogni formaggio avrà, dunque, delle caratteristiche organolettiche uniche. Caratteristiche che dovranno essere tenute in considerazione nell’abbinamento.
Ci sarà, quindi, un vino ideale per un piatto di salumi e formaggi. E un vino ideale per formaggi e frutta.
Nel primo caso, ricercheremo un contrasto di sapori. Tenendo presente l’intensità, aromaticità e persistenza di gusto dei formaggi e dei salumi.
Nel secondo caso, le componenti zuccherine cambieranno le carte in tavola. In tal caso meglio orientarsi su una selezione di vini dolci.

Alcune regole base: utili ma mai da prendere alla lettera

Quelli a pasta molle, per esempio, si potranno abbinare meglio con vini bianchi di media struttura. I formaggi molto aromatici, a pasta molle richiederanno vini aromatici. Come il Riesling, Traminer o Moscato. Da non sottovalutare l’abbinamento con i vini spumantizzati. Soprattutto se dotati di intensità e complessità.
I formaggi a crosta fiorita, come il brie o il camembert, richiederanno bianchi o rossi di media struttura.
Quelli a pasta semidura, come il pecorino toscano, o il provolone si abbinano bene con i bianchi di media struttura.
Vini rossi di grande struttura e morbidezza per i formaggi stagionati.
Gli erborinati si esaltano nell’abbinamento con i vini dolci, o passiti. Come anche con Rossi morbidi di grande struttura. In conclusione, con bianchi aromatici molto morbidi.

Consigli per l’abbinamento,

Formaggi freschi:

Mozzarella di Bufala
Spumante metodo classico, intenso e complesso, fresco e sapido. Come lo Champagne, Franciacorta, Oltrepò Pavese. Fiano di Avellino, Aglianico Rosato. Etna rosato, Lagrein Alto Adige.

Castelmagno fresco
Vino rosso con spinta tannica, ben bilanciato. Barbaresco, Nebbiolo, Barbera, Brunello di Montalcino, Montefalco.

Pecorino toscano fresco
Vini bianchi e rossi freschi e di medio corpo. Refosco dal peduncolo rosso, Vernaccia di San Gimignano, Dolcetto d’Alba.

Caciocavallo
Vini di gran corpo e morbidezza. Aglianico, Cirò, Chianti Classico, Chardonnay

Formaggi Stagionati:

Parmigiano Reggiano
12 mesi: Spumante metodo classico, (Franciacorta, Trento DOC). Lambrusco, Vernaccia di San Gimignano.
24 mesi: Sangiovese di Romagna, Chianti classico. Dolcetto d’Alba, Rossese di Dolceacqua.
36 mesi: Brunello di Montalcino, Barbera d’Asti, Primitivo. Montefalco rosso, Taurasi.

Grana Padano
fino a 16 mesi: Chardonnay, Sauvignon Blanc, Traminer. Franciacorta, Oltrepò Pavese, Prosecco, Trento Doc.
da 16-20 mesi: Lambrusco, Etna Rosso, Pinot nero, Lagrein.
oltre 20 mesi: Taurasi, Amarone della Valpolicella, Cabernet Sauvignon. Brunello di Montalcino.

Castelmagno stagionato
Vini passiti dolci. Passito di Pantelleria, Picolit, Sauternes.

Pecorino romano
Vino rosso morbido. Rosso di Montalcino, Nero Buono di Cori, Cannonau, Cesanese del Piglio. Carignano del sulcis, Carmenere.

Pecorino Toscano stagionato
Vino rosso di gran corpo e complessità. Barolo, Brunello, Chianti, Amarone.

Pecorino Sardo
Vino rosso fresco o dolce. Monica di Sardegna, Carignano del Sulcis, Barolo. Brunello, Malvasia di Bosa, Muffato dolce.

Formaggi erborinati

Gorgonzola
Vino di gran corpo e avvolgenza, con complessità aromatica. Amarone, Barbera d’asti, Pinot noir, Ghemme. Bramaterra. Chardonnay. Picolit, Sauternes, Muffato dolce,
Gewürztraminer.

Hai trovato utile questo articolo? lascia un commento o inoltralo ai tuoi contatti buongustai

 

Come abbinare il vino ai dolci di Pasqua

Come abbinare correttamente il vino ai dolci di Pasqua?
Mancano pochi giorni a Pasqua e già è uscito il classico duobus horribilis: prosecco e colomba.
Chi ha seguito il video sugli abbinamenti di Natale sul canale, sa già che il prosecco non si abbina mai al dessert. Come non si abbina al panettone, così avviene per la colomba pasquale.
Facciamo quindi una veloce carrellata di dolci di Pasqua per non cadere nell’errore finale e rovinare anche il pranzo di Pasqua.

La Colomba Pasquale.

La Colomba Pasquale è il dolce lievitato tipico della tradizione italiana, che si porta in tavola il giorno di Pasqua, oppure si regala come simbolo di pace e di amore.
Un dolce che abbonda a buon prezzo nei supermercati e pasticcerie di tutta Italia, che per comodità e praticità si compra.
Chiaramente, quelle artigianali o fatte in casa sono assolutamente diverse e migliori, sia per consistenza, profumo e morbidezza.
Come ogni ricetta tradizionale, ne esistono tante versioni e varianti: da quella con lievito madre, a quella gusto cioccolato. Esiste la colomba farcita, con aggiunta di frutta secca, e tante altre.
Partiamo dall’impasto classico, quello al profumo d’arancio, bucce candite e glassata alle mandorle.
Si tratta di un dolce molto aromatico, soffice, ricco di zucchero e burro.
Dotato quindi di grassezza e dolcezza. La presenza dei canditi, di base agrumi, cedro e arancia, ha come funzione il mantenere l’impasto umido e morbido e di rendere meno noiosa la masticazione. A tanti non piacciono ma nella ricetta classica ci sono. La copertura classica è ovviamente dolce ma ricca di mandorle, quindi presenterà un leggero retrogusto amarognolo che ben compensa la dolcezza della glassa.

Quale vino abbinare?

Il vino che andremo ad abbinare presenterà quindi delle doti di dolcezza, compensate da estrema freschezza. Anche se i passiti, soprattutto quelli molto freschi, si abbinano bene a questo dolce, la sua complessità richiede a mio avviso, una leggerezza.
Ideale, quindi, potrebbe essere l’abbinamento con un vino dolce frizzante, molto fresco e minerale. La frizzantezza, infatti, eliminerà facilmente la sensazione di grassezza del burro, mentre gli aromi agrumati e floreali del vino si sposeranno perfettamente per affinità a quelli della colomba.
Quindi un ottimo abbinamento potrebbe essere con un Moscato d’asti, un Franciacorta demi-sec, un Fior d’Arancio Colli Euganei.
Per chi non ama i vini spumantizzati, potrete optare per Soave passito o il Recioto di Gambellara e di Soave o un Moscato di Trani, un Greco di Bianco.
Se siete invitati alla corte della Regina d’Inghilterra potrete offrire, una colomba artigianale di ottima qualità e un Picolit.
Per la colomba è al cioccolato, invece, sarà meglio optare per un passito siciliano a base Zibibbo, un Marsala o anche un Primitivo di Manduria passito dolce naturale o un Recioto della Valpolicella.

La Pastiera.

La versione più conosciuta è sicuramente quella napoletana, a frolla, preparata con strutto o burro.
E’ friabile ed elastica e la crema all’interno è un perfetto equilibrio di dolcezza e aromi; per la preparazione della pastiera napoletana, inoltre, si utilizzano sempre limone e arancia, e un pizzico di cannella.

La ricetta originale prevede inoltre sia il grano che i canditi a pezzetti. Il dolce, quindi, non è molto dissimile come aromaticità dalla colomba, ma assolutamente diverso come consistenza e struttura. Più umido, più morbido, più croccante. La ricetta prevede la presenza di ricotta, a seconda che sia di capra o vaccina lascerà delle sensazioni differenti, che non potranno non incidere sul vino in abbinamento.
Anche se ricco di burro al palato sembrerà meno grasso proprio perché le sensazioni tattili sono diverse e coinvolgono più elementi. Ma tutti sanno che una fetta di pastiera è un dolce tutt’altro che leggero da digerire.

Quale vino abbinare alla pastiera napoletana?

Sicuramente i vini spumantizzati in abbinamento alla colomba troveranno anche qui un matrimonio di sapore: Moscato giallo, Moscato d’asti, Fior d’arancio.
Per questo dolce, tuttavia, molto proteso verso le sensazioni zuccherine e morbide, preferirei un vino dotato di aromaticità, freschezza e corpo, che risulti tuttavia snello ed elegante.
Senza dubbio andrei su una Malvasia di Bosa, un Muffato passito, un Recioto di soave un Vin santo del Trentino.

Lo Zuccotto Pasquale Siciliano.

Si tratta di un dolce scenografico realizzato in uno stampo a forma di uovo per costruire un dolce a piani stratificati di pan di spagna bagnato al liquore, farcito con panna, canditi, cioccolato e ricoperto di glassa di diverso colore o marzapane.
L’abbinamento in questo caso dipenderà molto dal liquore scelto per bagnare il pan di spagna. Anche se l’abbinamento regionale prevede un Passito o un Marsala metodo soleras, che comunque non starebbero male, a mio gusto una malvasia dolce frizzante sarebbe ideale.

Le Pardulas sarde.

In Sardegna si preparano le Pardulas. Noti anche come casadinas, sono piccoli dolcetti farciti e cotti al forno. Per l’involucro si impasta una sorta di sfoglia con farina e burro; per il ripieno esistono molte versioni a base di formaggio, due esempi: Pecorino, uova, zucchero, strutto, scorza d’arancia; oppure ricotta, uvetta e zafferano. Una volta cotti, si coprono di zucchero a velo e si servono caldi. Qui non ci sono dubbi: Malvasia di Bosa oppure Marsala metodo Soleras o dolce passito da muffa nobile.

E con l’uovo di Pasqua?

Terminiamo con l’uovo di Pasqua, che difficilmente viene servito con il vino a fine pasto. Qui entriamo nel mondo del cioccolato, e non si tratta di un dolce ma di cioccolato vero e proprio. Più che consigliare un vino, anche perché dipende molto dalla percentuale di cacao e dalla qualità degli stessi, opterei per un buon rhum, magari ne parleremo in un prossimo articolo.

Buona Pasqua a tutti!

Il Profumo del vino: l’incontro dei nostri sensi con la natura

“Come lo vuole il vino, profumato o secco?”

Ecco ogni volta che mi pongono questa domanda, in un ristorante o in un locale, mi vengono i brividi.
Come se la motivazione primaria della scelta risieda esclusivamente nel profumo del vino. Oltretutto si tratta di una domanda senza senso.
Come diceva la mia maestra delle elementari, compara le pere con le mele.
Devo domare, per non imbarazzare i miei commensali l’impulso irrefrenabile di abbandonare il locale.
Ma è evidente, a quel punto che chi ci sta servendo non sarà in grado di consigliarci compiutamente la bevuta.
Meglio chiedere la carta dei vini e scegliere da soli.

Perché questa domanda non ha senso?

Semplicemente perché i vini secchi possono essere profumati. I vini profumati possono essere dolci o demi-sec.
Insomma, una cosa non esclude l’altra.
Inoltre, l’idea complessiva di un vino non risiede affatto nella semplice, degustazione olfattiva. L’esperienza olfattiva è, in poche parole, inseparabile da quella gustativa.

Cos’è dunque il profumo del vino?

È il preludio di un incontro d’amore.
L’anticipazione sognante di ciò che stiamo per assaporare.
Parla dell’anima del vitigno e del suo collegamento con la terra.
Seduce come un flauto incantatore, induce ad una gestualità ancestrale.
Ci permette di riappropriarci di uno spazio e di un tempo nostri, dimenticando per un attimo il caos esterno.
Nulla come l’esperienza olfattiva è in grado di riaprire i cassetti della memoria, riportarci indietro nel tempo. Ma forse in pochi sanno che l’aroma nel vino è legato strettamente all’anima dell’uva dalla quale proviene.
Legato intimamente alla terra sulla quale nasce. Alla luce benigna che illumina i grappoli in una determinata fase della maturazione. In finale, anche al progetto che chi produce il vino vuole realizzare.

Tanta, tanta roba.

Il nostro olfatto.

In primo luogo, come sappiamo, senza olfatto non c’è gusto. Gli animali, annusano il loro cibo per controllare se sia nocivo o commestibile. Un istinto di sopravvivenza che l’uomo nei secoli ha messo da parte.
Infatti, essendo in grado di controllare, produrre e conservare, l’uomo ha a disposizione del cibo sicuro. La nostra mente ha assunto, per spiegare, la non necessità di controllare il cibo. Così abbiamo perso progressivamente, gran parte della nostra sensibilità olfattiva.
In aggiunta, lo smog, le condizioni ambientali, l’uso dei profumi, il fumo,  incidono negativamente sulle nostre capacità olfattive.
Nonostante questo, l’apparato olfattivo umano resta una “macchina” meravigliosa, in grado di distinguere una miriade di odori diversi. E insieme, di regalarci grandi emozioni.

La formazione del profumo nel vino.

Le numerose molecole odorose presenti nel vino salgono in superficie lungo il bicchiere ed arrivano al nostro naso.
Gli odori del vino dipendono, in primis, da profumi varietali, ossia molecole odorose presenti nell’uva.
Il vino contiene svariate molecole e composti chimici che fanno riferimento sia alle componenti dell’uva, sia alla trasformazione chimica dovuta alle fermentazioni.
Ogni varietà ne contiene in forme e misure diverse, per cui esistono, uve più aromatiche di altre.
Per esempio, le varie famiglie di moscati, malvasie, traminer sono varietà aromatiche.
Chiaramente lo sviluppo di questi profumi sarà legato, anche, alla maturazione dell’uva. Inoltre dipende, com’è logico, all’annata e dalle varie condizioni climatiche.
Oltre ai profumi legati alla varietà di uva ci sono quelli sviluppati dalla fermentazione, detti profumi secondari, e quelli collegati all’affinamento, detti terziari.

Come cambiano i profumi nel vino?

È un procedimento complesso, una magia chimica.
Proviamo a fare un esempio pratico.
Immaginiamo di avere del vino bianco prodotto in un’annata non troppo calda, da un’uva neutra, con uno sviluppo di profumi medio.
Durante la fermentazione potrebbero svilupparsi sentori di frutta fresca come banana, mela, ananas, melone. I responsabili chimici di questi odori sono denominati esteri.
Con il passare del tempo, probabilmente questo fruttato virerà verso altri sentori.
Infatti gli esteri, che di base sono combinazioni di un acido e un alcol combinati nella fermentazione alcolica, tornano progressivamente a separarsi.
Questo fa diminuire il loro odore lasciando il campo agli alcoli.
In questo consiste il processo chiamato idrolisi. Un processo influenzato dalla temperatura di conservazione. Maggiore è la temperatura, dunque, più velocemente avviene l’idrolisi, e i profumi fruttati si perdono.
Ecco perché le condizioni di temperatura ed umidità nella conservazione del vino sono così importanti, soprattutto se per tempi prolungati.

Cosa succede in un vino diverso?

Un vino bianco realizzato con uve aromatiche, vivrà un’evoluzione diversa.
Dai sentori suddetti, banana, mela, vedrà dominanti su tutti gli altri, passerà in una fase di quasi totale spegnimento del corredo olfattivo dovuto all’idrolisi.
Un pò come se il profumo del vino tornasse indietro nel tempo. Indietro al momento precedente la fermentazione alcolica.
La fase successiva vedrà però il rilascio delle molecole odorose varietali, che avverrà, molto lentamente fino ad esplodere.
L’odore non sarà più legato alla frutta fresca, ma virerà verso note floreali e di frutta essiccata. Agrumi canditi, albicocca o fichi secchi, zafferano, zenzero o idrocarburi.
Dunque i vini prodotti da uve con particolare corredo aromatico, sono i più adatti ad un invecchiamento.
Ricordiamo sempre che il vino è un composto vivo e mutevole. Che continua ad evolvere e cambiare con il tempo.

Il floreale ed il fruttato, da cosa dipendono.

Versato nel bicchiere il vino rilascia le molecole odorose che salgono verso l’alto. Il nostro naso viene invaso dai profumi.
Il sentore floreale, di rosa, di viola, di glicine, non sarebbe, dunque una fantasia del sommelier. Piuttosto è effettivamente legato a qualcosa di fisico, quantunque impalpabile.
Queste molecole dette terpeni, costituiscono una classe di primaria importanza nel vino.
Una presenza di linalolo ci darà, per spiegare, una sensazione di profumo di rosa.
Gli esteri, altre molecole presenti nel vino, restituiscono, invece sentori fruttati.
Eccolo qui il famoso “fruttato” della bevanda ottenuta dalla frutta vitis vinifera.
Risolviamo dunque uno dei quesiti basici del neofita del bicchiere.

Come mai un vino prodotto con uve del nord Europa, ci restituisce profumi di frutta esotica?

Succede perché la struttura chimica delle molecole odorose presenti, è divenuta somigliante ad altre molecole, che il nostro cervello ha registrato come esotiche. Che potenza il nostro cervello!
È in grado, se si apre il file giusto di riconoscere un profumo odorato anche una sola volta.
In questo la degustazione del vino ci offre una grandissima opportunità: quella di relazionare aree del cervello specifiche.
Ci permette di allenare la memoria e riconnettere i sensi con le immagini.
In conclusione, si tratta di un esercizio meraviglioso che ci parla di noi stessi e delle nostre emozioni.
Ma ci parla anche del vino? Certo che si.
Hai voglia di provare a giocare con il profumo del vino? Prenota un mini-corso online

Guida all’abbinamento enogastronomico vino-cibo

L’arte di abbinare vino e cibo è la chiave per un pasto di successo e il passaporto per le migliori esperienze di gusto. 

Si tratta di creare una relazione tra cibo e vino basata sulla degustazione e sull’uso dei sensi.

In questo articolo troverai, dunque, una breve guida all’abbinamento di cibo e vino. Spero che ti possa aiutare a dissipare i tuoi dubbi.

Se sei un amante dell’enogastronomia, sarai sempre in cerca della migliore esperienza culinaria di sempre.

Il cibo e il vino, in abbinamento, esaltano i sapori di entrambi per un’esperienza più soddisfacente.

Questo è il motivo per cui tutti noi dovremmo impararne le tecniche.
Certo, non è facilissimo, ma si può migliorare, con un pò di gustosa pratica.

Il senso del gusto.

Il cibo e il vino possono dare sensazioni molto diverse a livello gusto-olfattivo, legate, da un lato, alla capacità ricettiva individuale; dall’altro, alle proprie esperienze personali. 

In termini di abbinamento, non ci sono regole assolute; tuttavia, è necessario  affinare la propria esperienza (lavoro non noioso dopo tutto).

Partiamo, quindi, dalle principali caratteristiche del vino

In primo luogo, è importante concentrarsi sulla degustazione di vini. Prendersi del tempo per scoprire il numero di sensazioni che la nostra bocca è in grado di distinguere: dolcezza, acidità, salato, amarezza, seguite da sensazioni di freschezza. Comprendere la quantità è la qualità del tannino, se presente. Affinare la percezione del livello di alcool, la morbidezza di un vino e la sua, persistenza gustativa. Il complesso aromatico e il corpo. 

E le caratteristiche del cibo?

Quando si tratta di cibo, ci si concentra sui principali sensi. La dolcezza,l’ acidità, mineralità e amarezza, seguite da una quantità di grasso, untuosità, piccantezza. Anche la persistenza di gusto e profumo giocano un ruolo fondamentale.

Per quanto riguarda l’acidità e l’amarezza, ci si riferisce al sapore aspro e amaro.

Quando si tratta di cibi a tendenza dolce, è necessario sapere che non ci si riferisce allo zucchero, ma ai cibi dal sapore dolce. 

Pasta, pane, crostacei, carne e formaggi sono tutti ingredienti che danno una sensazione di dolcezza. Solo quando si tratta di zucchero come i dessert, dovresti parlare di vera dolcezza.

L’obiettivo del gioco

Una volta identificate le caratteristiche del vino e del cibo, dobbiamo trovare un modo per abbinare entrambi e creare armonia.

Il modo migliore per bilanciare cibo e vino è cercare un contrasto di sapori. Iniziamo, dunque, con cibi specifici e selezioniamo il vino che può offrire le sensazioni opposte.

Ad esempio: se abbiamo un piatto pieno di sapori e grassi, avremo bisogno di un vino che provochi sensazioni contrastanti come l’acidità, e la salinità. 

Una esempio perfetto è il Parmigiano Reggiano (dolce e grasso) e il Prosecco (acidità e frizzantezza).

Per un piatto a base sapida e / o con tendenza amara o acidità, avremo bisogno di un vino che provocherà sensazioni morbide.

Ad esempio: carne alla griglia (amarezza data dalla cottura al fuoco) e Merlot / Cabernet Sauvignon / Syrah.

In caso di sensazioni molto succose e unte, avremo bisogno di sensazioni disidratanti come alcol e tannini. Ad esempio: stufato di carne e Nebbiolo.

Lo zucchero è l’unica eccezione: in questo caso, dovremmo cercare la somiglianza, non il contrasto. Il vino perfetto per il dessert è un vino dolce.

Ricapitoliamo: Come creare l’abbinamento perfetto tra vino e cibo

  • Assaporiamo correttamente cibo e vino concentrandoti sulle proprietà organolettiche di entrambi.
  • Identifichiamo e contrastiamo  le sensazioni.
  • Verifichiamo l’armonia tra vino e cibo.
  • Usiamo i  gusti personali.
  • Il momento della verità

Assaporiamo  e divertiamoci.

Un buon abbinamento può amplificare e spesso migliorare sia i senatori di un vino che del cibo. 

Se l’abbinamento è ben fatto, probabilmente avremo la migliore bistecca della vita accompagnata ovviamente dal miglior vino.

A questo punto, si comprende perché è impossibile ordinare il vino prima di aver scelto le pietanze al ristorante. 

Così come è praticamente impossibile scegliere una bottiglia per tutti i commensali a tavola. 

Ordinando alla carta, infatti, le pietanze saranno diverse ed è difficile che il vino possa abbinarsi perfettamente con tutti i piatti ordinati.

Per evitare abbinamenti scorretti, ogni ospite farebbe meglio a chiedere un bicchiere da abbinare al suo piatto. Forse, questa non è la scelta più economica, ma sicuramente è la scelta migliore.

Qual è la strategia vincente alla fine? Conoscere i nostri sensi e prenderci il tempo per la degustazione.