Come abbinare il formaggio al vino.

Al contadino non far sapere quanto è buono il formaggio con le pere…… e con il vino dolce. 

Un’accoppiata vincente

Dalle antiche tavole dei convivi romani, a quelle dei contadini. Fino alle sofisticate mise en place dei ristoranti stellati. Questa combinazione di ingredienti continua ad essere di moda. Purché gli ingredienti siano abbinati con sapienza.
Come abbinare correttamente formaggio, vino e frutta? è questione di sensibilità e di stile personale.

Perché funziona questo abbinamento? 

Il mix dolce-salato incontra anche oggi il nostro gusto, ma va dosato sapientemente.
Nei ristoranti, come nelle case dei buongustai, il formaggio si accompagna, spesso, a composte di frutta. A volte con riduzioni di vino o miele, mostarde o marmellate.
Ingredienti dolci che riescono, se ben usati, a calibrare il piatto. Valorizzando la combinazione dei sapori.


Ma se volessimo abbinare del vino a queste combinazioni? Cosa dovremmo fare per non sbagliare?

Chiaramente, se presente dello zucchero, sarà necessario un abbinamento per concordanza. Quindi, sceglieremo un vino dolce, come un passito, un dolce naturale. Anche un icewine, o un muffato dolce, si prestano bene. Tuttavia, i vini vanno scelti con cura, a seconda delle caratteristiche organolettiche del formaggio.

Quindi per un corretto abbinamento è necessario conoscere il sapore del formaggio?

Certo! Come anche il gusto dei condimenti e del vino che pensiamo di abbinare.
L’arte dell’abbinamento non segue semplicemente delle regole scritte.
Per riuscire è, dunque, necessario impegnarsi nel gioco più gustoso al mondo: la degustazione.

Un cibo antichissimo.

Approfondiamo, dunque, la nostra conoscenza del formaggio. Si tratta di una pietanza saporita ricca di nutrienti. Un cibo che ha fornito, per tantissimo tempo, una fonte di proteine irrinunciabile.
Facilmente conservabile e semplice da trasportare. Il formaggio era l’ideale cibo da viaggio per molte culture, di ogni epoca.
Un cibo contadino, prodotto anche in casa con il latte degli animali domestici. Le famiglie povere, infatti, possedevano, spesso, solo un paio di animali da latte.
Produrre formaggio significava, perciò, garantire una fonte di nutrienti conservabile. Un vantaggio non da poco.


Da cibo contadino a cibo dei signori.

Nel Rinascimento, il formaggio arriva sulle tavole dei nobili. Si serviva solitamente alla fine del pasto, come dessert.
Abbinato alla dolcezza della frutta anche per compensarne la sapidità.

Come si classifica il formaggio

Un formaggio è denominato grasso (più del 42%), semigrasso (35-42%), magro (meno del 20%).
Può essere fresco (se si deve consumare entro due settimane dalla preparazione). Semi stagionato (entro sei mesi) oppure stagionato (dai sei mesi in poi).
Si produce con diversi tipi di latte, di mucca, capra, pecora, bufala o misti.
Un formaggio può essere crudo, se la temperatura finale è simile a quella di coagulazione. Semicotto se la temperatura non supera i 42°C. Cotto se preparato a temperature più alte.
I formaggi sono duri se contengono una percentuale di acqua minore del 40%. Semiduri tra il 40-45%, molli se superano il 45%.
Si classificano anche in base alla crosta. Crosta secca (se lavorata più volte durante la stagionatura). Semidura (se trattata con acqua e sale). Fiorita (se ricoperta da muffe).
Sono formaggi Erborinati se contengono muffe. A pasta filata se prodotti con tecnica a filatura, come la mozzarella. A pasta pressata o fusa.

Come si abbina il formaggio al vino

Ogni formaggio avrà, dunque, delle caratteristiche organolettiche uniche. Caratteristiche che dovranno essere tenute in considerazione nell’abbinamento.
Ci sarà, quindi, un vino ideale per un piatto di salumi e formaggi. E un vino ideale per formaggi e frutta.
Nel primo caso, ricercheremo un contrasto di sapori. Tenendo presente l’intensità, aromaticità e persistenza di gusto dei formaggi e dei salumi.
Nel secondo caso, le componenti zuccherine cambieranno le carte in tavola. In tal caso meglio orientarsi su una selezione di vini dolci.

Alcune regole base: utili ma mai da prendere alla lettera

Quelli a pasta molle, per esempio, si potranno abbinare meglio con vini bianchi di media struttura. I formaggi molto aromatici, a pasta molle richiederanno vini aromatici. Come il Riesling, Traminer o Moscato. Da non sottovalutare l’abbinamento con i vini spumantizzati. Soprattutto se dotati di intensità e complessità.
I formaggi a crosta fiorita, come il brie o il camembert, richiederanno bianchi o rossi di media struttura.
Quelli a pasta semidura, come il pecorino toscano, o il provolone si abbinano bene con i bianchi di media struttura.
Vini rossi di grande struttura e morbidezza per i formaggi stagionati.
Gli erborinati si esaltano nell’abbinamento con i vini dolci, o passiti. Come anche con Rossi morbidi di grande struttura. In conclusione, con bianchi aromatici molto morbidi.

Consigli per l’abbinamento,

Formaggi freschi:

Mozzarella di Bufala
Spumante metodo classico, intenso e complesso, fresco e sapido. Come lo Champagne, Franciacorta, Oltrepò Pavese. Fiano di Avellino, Aglianico Rosato. Etna rosato, Lagrein Alto Adige.

Castelmagno fresco
Vino rosso con spinta tannica, ben bilanciato. Barbaresco, Nebbiolo, Barbera, Brunello di Montalcino, Montefalco.

Pecorino toscano fresco
Vini bianchi e rossi freschi e di medio corpo. Refosco dal peduncolo rosso, Vernaccia di San Gimignano, Dolcetto d’Alba.

Caciocavallo
Vini di gran corpo e morbidezza. Aglianico, Cirò, Chianti Classico, Chardonnay

Formaggi Stagionati:

Parmigiano Reggiano
12 mesi: Spumante metodo classico, (Franciacorta, Trento DOC). Lambrusco, Vernaccia di San Gimignano.
24 mesi: Sangiovese di Romagna, Chianti classico. Dolcetto d’Alba, Rossese di Dolceacqua.
36 mesi: Brunello di Montalcino, Barbera d’Asti, Primitivo. Montefalco rosso, Taurasi.

Grana Padano
fino a 16 mesi: Chardonnay, Sauvignon Blanc, Traminer. Franciacorta, Oltrepò Pavese, Prosecco, Trento Doc.
da 16-20 mesi: Lambrusco, Etna Rosso, Pinot nero, Lagrein.
oltre 20 mesi: Taurasi, Amarone della Valpolicella, Cabernet Sauvignon. Brunello di Montalcino.

Castelmagno stagionato
Vini passiti dolci. Passito di Pantelleria, Picolit, Sauternes.

Pecorino romano
Vino rosso morbido. Rosso di Montalcino, Nero Buono di Cori, Cannonau, Cesanese del Piglio. Carignano del sulcis, Carmenere.

Pecorino Toscano stagionato
Vino rosso di gran corpo e complessità. Barolo, Brunello, Chianti, Amarone.

Pecorino Sardo
Vino rosso fresco o dolce. Monica di Sardegna, Carignano del Sulcis, Barolo. Brunello, Malvasia di Bosa, Muffato dolce.

Formaggi erborinati

Gorgonzola
Vino di gran corpo e avvolgenza, con complessità aromatica. Amarone, Barbera d’asti, Pinot noir, Ghemme. Bramaterra. Chardonnay. Picolit, Sauternes, Muffato dolce,
Gewürztraminer.

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Il Rossese di Dolceacqua: un vino ligure da scoprire

Il Rossese di Dolceacqua è un vino ligure storico. Conosciuto come uno dei vini più rinomati del Rinascimento.

Fu definito uno dei migliori vini al mondo da Sante Lancerio Bottigliere di Papa Paolo III Farnese (1534-1549). In pratica, il primo “Sommelier” della storia.
Oggi degustiamo, quindi, un vino prodotto in Liguria, nell’estremo ponente ligure, a pochi passi dal confine francese.
Il Rossese di Dolceacqua è un rosso DOC marino, tipico della Liguria.
Si tratta di una produzione di nicchia, legata alla piccola enclave di Dolceacqua. I vigneti terrazzati cadono a picco sul mare.
Una coltivazione a dir poco eroica, quindi, che richiede un grande lavoro in vigna, tutto manuale.

Come si coltiva.

La coltivazione è ad alberello per proteggere i grappoli dal forte sole. Questa uva autoctona deve il proprio nome al colore dell’uva, di un rosso acceso. Si tratta di una varietà molto difficile da coltivare a causa della sua maturazione tardiva, verso la fine di ottobre che la rende sempre una scommessa contro il tempo. Il risultato quindi varia moltissimo di stagione in stagione.

Qualche nome.

Esistono produttori blasonati che vale la pena di provare, come Drigenberg o Perrino, che producono eccezionali versioni Superiore di Rossese di Dolceacqua.
Tuttavia, oggi ho voluto provare prodotto dalla Cantina Foresti, una delle famiglie di vignaioli che strenuamente perpetuano la coltivazione di questo storico e difficile vitigno.
Un rapporto qualità prezzo interessante, che in questo periodo non guasta.
Una cantina moderna, che produce una gamma di vini esclusivamente legati al territorio e ai suoi vitigni tradizionali.

E allora, versiamolo nel bicchiere.

Le uve danno origine ad un vino color rosso rubino, dal timbro brillante, profumato di rosa e di viola. Dal sapore asciutto e gradevolmente ammandorlato, da consumarsi anche giovane pur migliorando nei primi tre anni.
Questo Rossese di Dolceacqua è, un vino color rubino chiaro, che, certamente, virerà con l’affinamento verso un colore aranciato.

Profumi affascinanti.

Un vino vibrante, profumato di rosa e viola, ma profuma di mare, bacche selvatiche e fiori mediterranei. Il fruttato ricorda la fragola, il ribes, la ciliegia. Le note balsamiche di erbe officinali, muschiate, leggermente speziato di pepe. Dal sapore asciutto con una chiusura ammandorlata, tipica.
La spinta tannica è bilanciata dalla morbidezza del vino, creando una notevole sensazione di vivacità e rendendo questo vino ideale per l’abbinamento con le pietanze.
Morbido, caldo nell’annata 2015, secco, con spiccata sapidità, leggermente tannico con una buona freschezza.
Un vino molto equilibrato, che induce alla bevuta. 

Via libera per l’abbinamento gastronomico.

In conclusione, il Rossese di Dolceacqua si può abbinare perfettamente agli antipasti di terra. A risotti, arrosti, selvaggina. Grazie alla sua snellezza, riesce ad abbinarsi anche a portate di pesce. Ad esempio, piatti a base di frutti di mare, zuppe di pesce e linguine allo scoglio.

 

 

 

La Carbonara e il vino: il miglior abbinamento

Oggi è il Carbonara day! scopriamo il miglior vino per questa ricetta?
Stand up ovation per uno dei re delle ricette di pasta italiane. Signore e signori, Sua Maestà: la Carbonara.
Questo non è solo uno dei piatti più prelibati della cucina romana, è una bandiera della cucina romana.

Chi lo ha inventato? la nascita è avvolta dal mistero.

La città di Roma ha assunto questa ricetta come locale e tradizionale. Tuttavia non c’è traccia di carbonara nei libri di cucina prima del secolo scorso.
Apprezzata e imitata in tutto il mondo,  questa ricetta sembra risalire al periodo dell’immediato secondo dopoguerra.
Alcuni collegano la creazione del piatto con l’arrivo dei soldati americani.
Sembra che siano stati loro a far conoscere ai romani le uova in polvere abbinandole alla pancetta.
Il grande ristoratore italiano Luigi Carnacina ha sostenuto il contrario. La carbonara era la ricetta del taglialegna durante le pause.
In altre parole, esistono molte versioni di questo piatto tipico.
I Menù dei ristoranti ne presentano rivisitazioni e varianti. Con funghi, avocado, pollo, gamberetti e così via, con pancetta o pancetta, utilizzando solo il tuorlo o l’uovo intero.
Ad alcuni piace aggiungere il Parmigiano Reggiano, altri come il Grana Padano mescolato al Pecorino Romano.
Ma non citate la pancetta a un vero chef romano.

La Carbonara Romana.

Per i romani la Carbonara è un caposaldo della cucina tradizionale, intoccabile.
In altre parole, le variazioni non sono molto apprezzate.
La ricetta tradizionale a Roma, in sostanza, prevede guanciale (guanciale), uova, pecorino romano e pepe nero (pepe nero).
In realtà la Carbonara è un piatto proiettato al futuro, quindi, al mutare del gusto, evolve anche la ricetta.
Ecco perché la nuova generazione di chef sta modificando un po ‘la ricetta classica.
Un esempio è l’impasto del pecorino romano con una percentuale di Parmigiano Reggiano o grana padano.
Questo mix rende meno aggressivo il sapore salato del pecorino.
La ricetta risulta più moderna, quindi, più adatta alle papille gustative delle nuove generazioni.

Quale vino si abbina perfettamente alla carbonara?

Innanzitutto, concentriamoci sulle caratteristiche organolettiche del piatto. Questa è una ricetta complessa piena di gusto. Forte la presenza del gusto a tendenza dolce, dovuto alla pasta, all’uovo e al formaggio.
Il pecorino salato e speziato bilancia le sensazioni dolci. Inoltre le sensazioni speziate del pepe nero aggiungono aroma alla salsa.
In questa ricetta il pepe nero gioca un ruolo fondamentale. L’ aroma di affumicato è presente nel piatto. Ciò è dovuto al guanciale che è un salume molto aromatico.
Questa ricetta presenta un’evidente sensazione di grasso non solo per il grasso della carne, ma anche per il tuorlo d’uovo e per il formaggio.
Per un migliore abbinamento di vini, quindi, cercheremo un vino che bilanci l’untuosità, la sapidità e il piccante.
Il vino di cui abbiamo bisogno è quindi fresco, aromatico e di buon corpo.

Meglio scegliere un bianco, rosato o rosso?

L’abbinamento cromatico chiamerà bianco o rosato, ma se bevi solo vino rosso, puoi trovarne uno adatto.
Questa è la nostra carta dei vini bianchi consigliati.

1. Frascati Superiore DOCG di Merumalia questo straordinario vino biologico, prodotto in un vigneto di famiglia ossessionato dalla qualità è perfetto per la carbonara. La freschezza e la mineralità di questo vino equilibreranno la dolcezza e le sensazioni grasse del piatto. L’aromaticità della Malvasia di Candia (uno dei vitigni utilizzati per produrre questo vino) si sposa perfettamente con l’aroma della carne e del formaggio.
2. Fiano di Avellino DOCG del Passo alle Tortore. La freschezza di questo vino, prodotto da una cantina femminile guidata da un giovane enologo francese si sposerà perfettamente con la ricetta.
3. Bellone bianco Capolemole IGT di Marco Carpineti – una famiglia che sceglie la strada dell’agricoltura biologica, che rifiuta l’uso di diserbanti, fertilizzanti chimici e / o prodotti di sintesi. Sapore fruttato e floreale per un vino bianco perfetto per la ricetta.
4. Etna Bianco DOC Mofete di Palamento Costanzo -questa è piccola e deliziosa cantina, quasi una boutique, grazie ai suoi vini raffinati. White Etna è per il 70% Carricante e per il 30% Catarratto, con aromi floreali di ginestra, erbe aromatiche, note agrumate e suggestioni minerali. Freschezza e sapidità al palato, con un finale che ritorna su note floreali.

non bastano?

5. Ribolla Gialla Collio DOC di Blazic di Cormons – Fruttata, limone e banana, fine ed elegante, complessa con un bouquet di fiori semplici che blnisce perfettamente il gusto del piatto.
6. Sauvignon Vulcaia di Inama – rivela aromi intensi di sambuco e frutta tropicale matura, crosta di pane, erbe aromatiche fresche e pietra spaccata. Al palato rivela grande corrispondenza e freschezza, con richiami a note vegetali nel finale.
7. Malvasia delle Tre Venezie di Rigonat – ideale per un aperitivo e perfetta da abbinare a primi piatti a base di crostacei, la Malvasia di Rigonat, proveniente dalle terre delle Venezie, è un bianco estremamente piacevole, ricco di frutta, pieno di freschezza e attraversato da quei preziosi sentori sapidi e minerali.

I vini rosati con la Carbonara

8. Girofle Rosè di Severino Garofano – l’uva Negroamaro in una forma diversa, un rosso corallo brillante mescolato a toni di ciliegia. Un profumo penetrante, caldo e ricco, una spezia di grande carattere e personalità.
9. Chiaretto Rosa dei Frati di Ca ’de frati – fresco e delicato con un ventaglio di fiori di biancospino, mela verde e amarena, mentre al palato stimola con la sua freschezza e sapidità.
10. Visone di Feudi di San Gregorio – un vino rosato che proviene dall’Aglianico dell’irpinia. Profumo fragrante e vinoso che ricorda fragoline di bosco, fiori di campo, ciliegie succose e leggere sfumature marine. Il gusto è magro e diretto, di grande bevibilità, energizzato da una soddisfacente freschezza e da un leggero profumo sapido.
11. Cerasuolo d’Abruzzo Mysotis di Zaccagnini – Il naso è coccolato da sensazioni rinfrescanti, in cui è il piccolo frutto rosso che si apre a toni più profondi, che richiamano il ferro. Al palato è di medio corpo, con un sorso caratterizzato da un gusto secco, con una piacevole componente fresca. Chiude con un finale fruttato di buona persistenza.

Un vino rosso per la Carbonara

12. Lago di Caldaro Schiava classico superior di Erste + Neue – Al naso è avvolto da aromi che ricordano la frutta, con un leggero sentore di mandorla in sottofondo. Al palato è rotondo, vivace, fresco, di ottima bevibilità. Questo vino rosso si abbina alla carbonara.

Buon appetito e buon abbinamento!

Come abbinare il vino ai dolci di Pasqua

Come abbinare correttamente il vino ai dolci di Pasqua?
Mancano pochi giorni a Pasqua e già è uscito il classico duobus horribilis: prosecco e colomba.
Chi ha seguito il video sugli abbinamenti di Natale sul canale, sa già che il prosecco non si abbina mai al dessert. Come non si abbina al panettone, così avviene per la colomba pasquale.
Facciamo quindi una veloce carrellata di dolci di Pasqua per non cadere nell’errore finale e rovinare anche il pranzo di Pasqua.

La Colomba Pasquale.

La Colomba Pasquale è il dolce lievitato tipico della tradizione italiana, che si porta in tavola il giorno di Pasqua, oppure si regala come simbolo di pace e di amore.
Un dolce che abbonda a buon prezzo nei supermercati e pasticcerie di tutta Italia, che per comodità e praticità si compra.
Chiaramente, quelle artigianali o fatte in casa sono assolutamente diverse e migliori, sia per consistenza, profumo e morbidezza.
Come ogni ricetta tradizionale, ne esistono tante versioni e varianti: da quella con lievito madre, a quella gusto cioccolato. Esiste la colomba farcita, con aggiunta di frutta secca, e tante altre.
Partiamo dall’impasto classico, quello al profumo d’arancio, bucce candite e glassata alle mandorle.
Si tratta di un dolce molto aromatico, soffice, ricco di zucchero e burro.
Dotato quindi di grassezza e dolcezza. La presenza dei canditi, di base agrumi, cedro e arancia, ha come funzione il mantenere l’impasto umido e morbido e di rendere meno noiosa la masticazione. A tanti non piacciono ma nella ricetta classica ci sono. La copertura classica è ovviamente dolce ma ricca di mandorle, quindi presenterà un leggero retrogusto amarognolo che ben compensa la dolcezza della glassa.

Quale vino abbinare?

Il vino che andremo ad abbinare presenterà quindi delle doti di dolcezza, compensate da estrema freschezza. Anche se i passiti, soprattutto quelli molto freschi, si abbinano bene a questo dolce, la sua complessità richiede a mio avviso, una leggerezza.
Ideale, quindi, potrebbe essere l’abbinamento con un vino dolce frizzante, molto fresco e minerale. La frizzantezza, infatti, eliminerà facilmente la sensazione di grassezza del burro, mentre gli aromi agrumati e floreali del vino si sposeranno perfettamente per affinità a quelli della colomba.
Quindi un ottimo abbinamento potrebbe essere con un Moscato d’asti, un Franciacorta demi-sec, un Fior d’Arancio Colli Euganei.
Per chi non ama i vini spumantizzati, potrete optare per Soave passito o il Recioto di Gambellara e di Soave o un Moscato di Trani, un Greco di Bianco.
Se siete invitati alla corte della Regina d’Inghilterra potrete offrire, una colomba artigianale di ottima qualità e un Picolit.
Per la colomba è al cioccolato, invece, sarà meglio optare per un passito siciliano a base Zibibbo, un Marsala o anche un Primitivo di Manduria passito dolce naturale o un Recioto della Valpolicella.

La Pastiera.

La versione più conosciuta è sicuramente quella napoletana, a frolla, preparata con strutto o burro.
E’ friabile ed elastica e la crema all’interno è un perfetto equilibrio di dolcezza e aromi; per la preparazione della pastiera napoletana, inoltre, si utilizzano sempre limone e arancia, e un pizzico di cannella.

La ricetta originale prevede inoltre sia il grano che i canditi a pezzetti. Il dolce, quindi, non è molto dissimile come aromaticità dalla colomba, ma assolutamente diverso come consistenza e struttura. Più umido, più morbido, più croccante. La ricetta prevede la presenza di ricotta, a seconda che sia di capra o vaccina lascerà delle sensazioni differenti, che non potranno non incidere sul vino in abbinamento.
Anche se ricco di burro al palato sembrerà meno grasso proprio perché le sensazioni tattili sono diverse e coinvolgono più elementi. Ma tutti sanno che una fetta di pastiera è un dolce tutt’altro che leggero da digerire.

Quale vino abbinare alla pastiera napoletana?

Sicuramente i vini spumantizzati in abbinamento alla colomba troveranno anche qui un matrimonio di sapore: Moscato giallo, Moscato d’asti, Fior d’arancio.
Per questo dolce, tuttavia, molto proteso verso le sensazioni zuccherine e morbide, preferirei un vino dotato di aromaticità, freschezza e corpo, che risulti tuttavia snello ed elegante.
Senza dubbio andrei su una Malvasia di Bosa, un Muffato passito, un Recioto di soave un Vin santo del Trentino.

Lo Zuccotto Pasquale Siciliano.

Si tratta di un dolce scenografico realizzato in uno stampo a forma di uovo per costruire un dolce a piani stratificati di pan di spagna bagnato al liquore, farcito con panna, canditi, cioccolato e ricoperto di glassa di diverso colore o marzapane.
L’abbinamento in questo caso dipenderà molto dal liquore scelto per bagnare il pan di spagna. Anche se l’abbinamento regionale prevede un Passito o un Marsala metodo soleras, che comunque non starebbero male, a mio gusto una malvasia dolce frizzante sarebbe ideale.

Le Pardulas sarde.

In Sardegna si preparano le Pardulas. Noti anche come casadinas, sono piccoli dolcetti farciti e cotti al forno. Per l’involucro si impasta una sorta di sfoglia con farina e burro; per il ripieno esistono molte versioni a base di formaggio, due esempi: Pecorino, uova, zucchero, strutto, scorza d’arancia; oppure ricotta, uvetta e zafferano. Una volta cotti, si coprono di zucchero a velo e si servono caldi. Qui non ci sono dubbi: Malvasia di Bosa oppure Marsala metodo Soleras o dolce passito da muffa nobile.

E con l’uovo di Pasqua?

Terminiamo con l’uovo di Pasqua, che difficilmente viene servito con il vino a fine pasto. Qui entriamo nel mondo del cioccolato, e non si tratta di un dolce ma di cioccolato vero e proprio. Più che consigliare un vino, anche perché dipende molto dalla percentuale di cacao e dalla qualità degli stessi, opterei per un buon rhum, magari ne parleremo in un prossimo articolo.

Buona Pasqua a tutti!

Guida all’abbinamento enogastronomico vino-cibo

L’arte di abbinare vino e cibo è la chiave per un pasto di successo e il passaporto per le migliori esperienze di gusto. 

Si tratta di creare una relazione tra cibo e vino basata sulla degustazione e sull’uso dei sensi.

In questo articolo troverai, dunque, una breve guida all’abbinamento di cibo e vino. Spero che ti possa aiutare a dissipare i tuoi dubbi.

Se sei un amante dell’enogastronomia, sarai sempre in cerca della migliore esperienza culinaria di sempre.

Il cibo e il vino, in abbinamento, esaltano i sapori di entrambi per un’esperienza più soddisfacente.

Questo è il motivo per cui tutti noi dovremmo impararne le tecniche.
Certo, non è facilissimo, ma si può migliorare, con un pò di gustosa pratica.

Il senso del gusto.

Il cibo e il vino possono dare sensazioni molto diverse a livello gusto-olfattivo, legate, da un lato, alla capacità ricettiva individuale; dall’altro, alle proprie esperienze personali. 

In termini di abbinamento, non ci sono regole assolute; tuttavia, è necessario  affinare la propria esperienza (lavoro non noioso dopo tutto).

Partiamo, quindi, dalle principali caratteristiche del vino

In primo luogo, è importante concentrarsi sulla degustazione di vini. Prendersi del tempo per scoprire il numero di sensazioni che la nostra bocca è in grado di distinguere: dolcezza, acidità, salato, amarezza, seguite da sensazioni di freschezza. Comprendere la quantità è la qualità del tannino, se presente. Affinare la percezione del livello di alcool, la morbidezza di un vino e la sua, persistenza gustativa. Il complesso aromatico e il corpo. 

E le caratteristiche del cibo?

Quando si tratta di cibo, ci si concentra sui principali sensi. La dolcezza,l’ acidità, mineralità e amarezza, seguite da una quantità di grasso, untuosità, piccantezza. Anche la persistenza di gusto e profumo giocano un ruolo fondamentale.

Per quanto riguarda l’acidità e l’amarezza, ci si riferisce al sapore aspro e amaro.

Quando si tratta di cibi a tendenza dolce, è necessario sapere che non ci si riferisce allo zucchero, ma ai cibi dal sapore dolce. 

Pasta, pane, crostacei, carne e formaggi sono tutti ingredienti che danno una sensazione di dolcezza. Solo quando si tratta di zucchero come i dessert, dovresti parlare di vera dolcezza.

L’obiettivo del gioco

Una volta identificate le caratteristiche del vino e del cibo, dobbiamo trovare un modo per abbinare entrambi e creare armonia.

Il modo migliore per bilanciare cibo e vino è cercare un contrasto di sapori. Iniziamo, dunque, con cibi specifici e selezioniamo il vino che può offrire le sensazioni opposte.

Ad esempio: se abbiamo un piatto pieno di sapori e grassi, avremo bisogno di un vino che provochi sensazioni contrastanti come l’acidità, e la salinità. 

Una esempio perfetto è il Parmigiano Reggiano (dolce e grasso) e il Prosecco (acidità e frizzantezza).

Per un piatto a base sapida e / o con tendenza amara o acidità, avremo bisogno di un vino che provocherà sensazioni morbide.

Ad esempio: carne alla griglia (amarezza data dalla cottura al fuoco) e Merlot / Cabernet Sauvignon / Syrah.

In caso di sensazioni molto succose e unte, avremo bisogno di sensazioni disidratanti come alcol e tannini. Ad esempio: stufato di carne e Nebbiolo.

Lo zucchero è l’unica eccezione: in questo caso, dovremmo cercare la somiglianza, non il contrasto. Il vino perfetto per il dessert è un vino dolce.

Ricapitoliamo: Come creare l’abbinamento perfetto tra vino e cibo

  • Assaporiamo correttamente cibo e vino concentrandoti sulle proprietà organolettiche di entrambi.
  • Identifichiamo e contrastiamo  le sensazioni.
  • Verifichiamo l’armonia tra vino e cibo.
  • Usiamo i  gusti personali.
  • Il momento della verità

Assaporiamo  e divertiamoci.

Un buon abbinamento può amplificare e spesso migliorare sia i senatori di un vino che del cibo. 

Se l’abbinamento è ben fatto, probabilmente avremo la migliore bistecca della vita accompagnata ovviamente dal miglior vino.

A questo punto, si comprende perché è impossibile ordinare il vino prima di aver scelto le pietanze al ristorante. 

Così come è praticamente impossibile scegliere una bottiglia per tutti i commensali a tavola. 

Ordinando alla carta, infatti, le pietanze saranno diverse ed è difficile che il vino possa abbinarsi perfettamente con tutti i piatti ordinati.

Per evitare abbinamenti scorretti, ogni ospite farebbe meglio a chiedere un bicchiere da abbinare al suo piatto. Forse, questa non è la scelta più economica, ma sicuramente è la scelta migliore.

Qual è la strategia vincente alla fine? Conoscere i nostri sensi e prenderci il tempo per la degustazione.