La Carbonara e il vino: il miglior abbinamento

Oggi è il Carbonara day! scopriamo il miglior vino per questa ricetta?
Stand up ovation per uno dei re delle ricette di pasta italiane. Signore e signori, Sua Maestà: la Carbonara.
Questo non è solo uno dei piatti più prelibati della cucina romana, è una bandiera della cucina romana.

Chi lo ha inventato? la nascita è avvolta dal mistero.

La città di Roma ha assunto questa ricetta come locale e tradizionale. Tuttavia non c’è traccia di carbonara nei libri di cucina prima del secolo scorso.
Apprezzata e imitata in tutto il mondo,  questa ricetta sembra risalire al periodo dell’immediato secondo dopoguerra.
Alcuni collegano la creazione del piatto con l’arrivo dei soldati americani.
Sembra che siano stati loro a far conoscere ai romani le uova in polvere abbinandole alla pancetta.
Il grande ristoratore italiano Luigi Carnacina ha sostenuto il contrario. La carbonara era la ricetta del taglialegna durante le pause.
In altre parole, esistono molte versioni di questo piatto tipico.
I Menù dei ristoranti ne presentano rivisitazioni e varianti. Con funghi, avocado, pollo, gamberetti e così via, con pancetta o pancetta, utilizzando solo il tuorlo o l’uovo intero.
Ad alcuni piace aggiungere il Parmigiano Reggiano, altri come il Grana Padano mescolato al Pecorino Romano.
Ma non citate la pancetta a un vero chef romano.

La Carbonara Romana.

Per i romani la Carbonara è un caposaldo della cucina tradizionale, intoccabile.
In altre parole, le variazioni non sono molto apprezzate.
La ricetta tradizionale a Roma, in sostanza, prevede guanciale (guanciale), uova, pecorino romano e pepe nero (pepe nero).
In realtà la Carbonara è un piatto proiettato al futuro, quindi, al mutare del gusto, evolve anche la ricetta.
Ecco perché la nuova generazione di chef sta modificando un po ‘la ricetta classica.
Un esempio è l’impasto del pecorino romano con una percentuale di Parmigiano Reggiano o grana padano.
Questo mix rende meno aggressivo il sapore salato del pecorino.
La ricetta risulta più moderna, quindi, più adatta alle papille gustative delle nuove generazioni.

Quale vino si abbina perfettamente alla carbonara?

Innanzitutto, concentriamoci sulle caratteristiche organolettiche del piatto. Questa è una ricetta complessa piena di gusto. Forte la presenza del gusto a tendenza dolce, dovuto alla pasta, all’uovo e al formaggio.
Il pecorino salato e speziato bilancia le sensazioni dolci. Inoltre le sensazioni speziate del pepe nero aggiungono aroma alla salsa.
In questa ricetta il pepe nero gioca un ruolo fondamentale. L’ aroma di affumicato è presente nel piatto. Ciò è dovuto al guanciale che è un salume molto aromatico.
Questa ricetta presenta un’evidente sensazione di grasso non solo per il grasso della carne, ma anche per il tuorlo d’uovo e per il formaggio.
Per un migliore abbinamento di vini, quindi, cercheremo un vino che bilanci l’untuosità, la sapidità e il piccante.
Il vino di cui abbiamo bisogno è quindi fresco, aromatico e di buon corpo.

Meglio scegliere un bianco, rosato o rosso?

L’abbinamento cromatico chiamerà bianco o rosato, ma se bevi solo vino rosso, puoi trovarne uno adatto.
Questa è la nostra carta dei vini bianchi consigliati.

1. Frascati Superiore DOCG di Merumalia questo straordinario vino biologico, prodotto in un vigneto di famiglia ossessionato dalla qualità è perfetto per la carbonara. La freschezza e la mineralità di questo vino equilibreranno la dolcezza e le sensazioni grasse del piatto. L’aromaticità della Malvasia di Candia (uno dei vitigni utilizzati per produrre questo vino) si sposa perfettamente con l’aroma della carne e del formaggio.
2. Fiano di Avellino DOCG del Passo alle Tortore. La freschezza di questo vino, prodotto da una cantina femminile guidata da un giovane enologo francese si sposerà perfettamente con la ricetta.
3. Bellone bianco Capolemole IGT di Marco Carpineti – una famiglia che sceglie la strada dell’agricoltura biologica, che rifiuta l’uso di diserbanti, fertilizzanti chimici e / o prodotti di sintesi. Sapore fruttato e floreale per un vino bianco perfetto per la ricetta.
4. Etna Bianco DOC Mofete di Palamento Costanzo -questa è piccola e deliziosa cantina, quasi una boutique, grazie ai suoi vini raffinati. White Etna è per il 70% Carricante e per il 30% Catarratto, con aromi floreali di ginestra, erbe aromatiche, note agrumate e suggestioni minerali. Freschezza e sapidità al palato, con un finale che ritorna su note floreali.

non bastano?

5. Ribolla Gialla Collio DOC di Blazic di Cormons – Fruttata, limone e banana, fine ed elegante, complessa con un bouquet di fiori semplici che blnisce perfettamente il gusto del piatto.
6. Sauvignon Vulcaia di Inama – rivela aromi intensi di sambuco e frutta tropicale matura, crosta di pane, erbe aromatiche fresche e pietra spaccata. Al palato rivela grande corrispondenza e freschezza, con richiami a note vegetali nel finale.
7. Malvasia delle Tre Venezie di Rigonat – ideale per un aperitivo e perfetta da abbinare a primi piatti a base di crostacei, la Malvasia di Rigonat, proveniente dalle terre delle Venezie, è un bianco estremamente piacevole, ricco di frutta, pieno di freschezza e attraversato da quei preziosi sentori sapidi e minerali.

I vini rosati con la Carbonara

8. Girofle Rosè di Severino Garofano – l’uva Negroamaro in una forma diversa, un rosso corallo brillante mescolato a toni di ciliegia. Un profumo penetrante, caldo e ricco, una spezia di grande carattere e personalità.
9. Chiaretto Rosa dei Frati di Ca ’de frati – fresco e delicato con un ventaglio di fiori di biancospino, mela verde e amarena, mentre al palato stimola con la sua freschezza e sapidità.
10. Visone di Feudi di San Gregorio – un vino rosato che proviene dall’Aglianico dell’irpinia. Profumo fragrante e vinoso che ricorda fragoline di bosco, fiori di campo, ciliegie succose e leggere sfumature marine. Il gusto è magro e diretto, di grande bevibilità, energizzato da una soddisfacente freschezza e da un leggero profumo sapido.
11. Cerasuolo d’Abruzzo Mysotis di Zaccagnini – Il naso è coccolato da sensazioni rinfrescanti, in cui è il piccolo frutto rosso che si apre a toni più profondi, che richiamano il ferro. Al palato è di medio corpo, con un sorso caratterizzato da un gusto secco, con una piacevole componente fresca. Chiude con un finale fruttato di buona persistenza.

Un vino rosso per la Carbonara

12. Lago di Caldaro Schiava classico superior di Erste + Neue – Al naso è avvolto da aromi che ricordano la frutta, con un leggero sentore di mandorla in sottofondo. Al palato è rotondo, vivace, fresco, di ottima bevibilità. Questo vino rosso si abbina alla carbonara.

Buon appetito e buon abbinamento!

Come conservare il vino in casa: la cantina

Conservare il vino in casa o non farlo. Questo è il problema.

Innanzitutto, teniamo presente che non tutti i vini sono nati per essere conservati a lungo. Conservare il vino correttamente, inoltre, non è affatto una cosa semplice.
Iniziamo dal formato della bottiglia. Questo è una specie di indicatore della potenzialità del vino di migliorare nel tempo.
In termini di qualità la bottiglia grande permette una migliore conservazione del vino.
Non è un caso, dunque, che le migliori annate vengono conservate in bottiglie grandi. Questo avviene anche per i migliori vini di una certa annata.

Difendersi dal nemico.

Sapete forse che il vino ha un acerrimo nemico, l’ossigeno. O meglio una percentuale troppo alta di ossigeno causa il deterioramento del vino. Al contrario, una misurata micro-aereazione contribuisce all’evoluzione del vino.
Ecco perché una corretta conservazione è molto importante.
La bottiglia è, dunque, un buon recipiente per conservare il vino?
Decisamente si, ma non solo per conservarlo. Il vino è un composto vivo, che cambia con il tempo, come si dice evolve.
L’evoluzione del vino in positivo corrisponde a quello che definiamo affinamento. L’affinamento può avvenire in svariate condizioni e in molteplici diversi recipienti.
Tuttavia, nella bottiglia il vino continua a cambiare.

Il fondamentale ruolo del tappo.

Solitamente in sughero, il tappo è una parte fondamentale della bottiglia. Conservare correttamente il vino dipende in percentuale altissima proprio da questo piccolo oggetto.
Quante volte ci è capitato, a tavola, di aprire una bottiglia e dopo aver odorato il tappo l’esperto esclama “Sa di tappo”.
Un momento terribile, di grande delusione per i commensali.
Se siamo al ristorante, poco male, la bottiglia sarà sostituita. Ma a casa la bevuta sarà inevitabilmente compromessa.

Cosa vuol dire e perché?

Il tappo di sughero è stata una trovata geniale. Permette, di conservare il vino all’interno del recipiente. Allo stesso tempo, favorisce lo sfruttamento di una micro aereazione, utile all’affinamento.
Purtroppo, però, alcuni tappi possono essere affetti da microrganismi.
Questi funghi per lo più in un ambiente quasi del tutto privo di ossigeno ed a contatto con l’umidità del vino, possono proliferare.
La presenza del fungo, può quindi danneggiare il vino, trasferendo odori e sapori sgradevoli.
In secondo luogo, una scorretta conservazione potrebbe danneggiare la tenuta del tappo. Ancorché sano, il tappo potrebbe perdere di volume, permettendo all’aria di entrare.
Si è tentato di superare il problema utilizzando altri materiali, ma il tappo di sughero resta ancora il preferito.
Soprattutto per conservare e lasciar evolvere il vino più pregiato.

Come si fa a capire se il vino sa di tappo

Per questo ci vuole un po’ di pratica, tuttavia, chiunque, può farlo. Basta porre attenzione al tappo quando si stappa una bottiglia.
Come? Semplicemente annusando il tappo.
Odori lontani dal vino, come odori di cantina, muffa, cartone bagnato, potrebbero indicare che il vino abbia subito un deterioramento. Bisognerà, di conseguenza, verificarlo anche al palato.

Perché il tappo è di sughero.

Come sapete il tappo classico è di sughero, un particolare legno che si ottiene dalla quercia.
La pianta è una varietà di origine africana che da millenni è diventata mediterranea.
Questo materiale garantisce importanti caratteristiche utili allo scopo.
Innanzitutto è elastico e permette di aderire al collo della bottiglia.
In secondo luogo, è’ impermeabile ed ermetico. In grado di evitare all’ossigeno di filtrare quasi completamente.
Grazie alla sua duttilità, inoltre, si riesce a sagomare facilmente.
In conclusione è leggero, quindi non incide sul peso generale della bottiglia.

Le tipologie di tappi.

Avrete notato, aprendo le bottiglie, che il sughero non è l’unico materiale utilizzato. Altresì, non tutti i tappi di sughero sono identici.
Esistono, infatti, almeno 7 tipi di sughero diversi per produrre tappi da vino.
Il più comune è il sughero naturale monopezzo. Questo è il più costoso ma anche il migliore, adatto ai lunghi invecchiamenti.
Altri tappi sono sempre in sughero, ma vengono realizzati assemblando pezzi diversi incollati con una colla alimentare.
Anche le forme e dimensioni variano. Ad esempio, il tappo di sughero per lo champagne, ha una forma diversa. Studiata per resistere alla pressione dovuta al gas all’interno della bottiglia.
Alcuni tappi hanno un parte di sughero e una di diverso materiale. Accade spesso nelle bottiglie da liquore, e sono utili per aprire e chiudere svariate volte la bottiglia.

Altri tipi di tappi….

Oltre ai suddetti, esistono altri tipi di tappi, in silicone, in plastica, a corona, a vite o stelvin.
Sul tappo a stelvin è doveroso sfatare un luogo comune. Non è sempre sinonimo di vino da supermercato. In paesi come la Nuova Zelanda ed in alcuni paesi europei è addirittura il tappo più comune.
In primo luogo, risolve uno dei problemi principali del tappo di sughero. Scongiura la presenza di quel famoso fungo che rovina il nostro vino.
Sono stati sperimentati anche tappi di vetro, ma sono molto costosi e poco pratici.
In definitiva il tappo di sughero continua ad essere il preferito ed il più usato.

Come conservare il vino.

Il miglior modo per far sì che il vino si rovini all’interno della bottiglia è conservarlo male.
Innanzitutto dobbiamo prenderci cura delle bottiglie. Un primo passo è tenere conto della posizione.
Le bottiglie devono sempre essere disposte orizzontalmente. In questo modo, il tappo, resterà a contatto con il vino e si manterrà umido.
Se il tappo si asciugasse troppo, infatti, subirebbe un calo di volume fisiologico e potrebbe non aderire al collo della bottiglia. Questo potrebbe permettere all’aria di entrare e di rovinare il vino.
E’ buona pratica anche ruotarle su se stesse di tanto in tanto.

La temperatura per conservare il vino.

Per conservare perfettamente il vino è necessaria una cantina climatizzata. Oppure un luogo che non sia soggetto a sbalzi di temperatura, soprattutto repentini.
In linea assolutamente generale, perché non vale indistintamente per tutte le tipologie dei vini, la temperatura ottimale di una cantina è di 15-16 gradi. Necessaria una percentuale di umidità almeno del 60% e una buona ventilazione.
Vanno privilegiati i locali bui ecco perché le cantinette frigo hanno anche un vetro schermante per i raggi UV. Alcune sono dotate di una luce led all’interno.

Oooops, il Barolo del nonno!

Adesso so che qualcuno di voi sta guardando inorridito la bottiglia di barolo del nonno.Da quarant’anni troneggia in posizione verticale sull’ultimo pensile della cucina.
Avete aspettato l’occasione della vita per aprirla? Vi sta assalendo il dubbio che probabilmente l’avete condannata a morte certa?
Non è detto al cento per cento.
Controllate la bottiglia, il livello del vino che deve essere al collo. Guardate se non ci sono fuoriuscite di liquido. Se la cucina è stata molto in funzione ed il tasso di umidità dell’ambiente alto, potreste essere stati miracolati.
Altrimenti tenetela per ricordo.

Quando è giusto aprire una bottiglia?

Quando ne abbiamo voglia sicuramente, ma certo che qualche piccola accortezza va presa.
Innanzitutto, meglio aprire una bottiglia troppo presto che troppo tardi.
A cosa mi riferisco? Parlo della vita di un vino, della sua curva evolutiva.
Paragonata alla vita della persona immaginiamo che il momento migliore sia la sua maturità.
Come un bambino che cresce, matura, declina e poi segue il suo destino.
Il vino vive, infatti, delle fasi di cambiamento, dalla giovinezza alla maturità.
Dunque, dopo c’è la perdita dei profumi, dell’equilibrio di tutte le sensazioni piacevoli del vino stesso.

E’ davvero così, oppure siamo di fronte allo stesso vino che attraversa la sua età fragile?
A me piace pensare questo. Piuttosto che concepire l’evoluzione come una linea retta, dove se perdi il momento magico sei finito.

Un atto di speranza e ottimismo…

Un giornalista del New York Times, Asimov ha scritto una volta: Invecchiare il vino è un atto di speranza e ottimismo, soffocato da timore e paura.
Chiunque abbia una bella bottiglia di vino da conservare in casa sa a cosa si riferisce questa paura.
La cosa migliore è documentarsi sulle annate e conoscere la filosofia del produttore. Ossia, se lavora per creare vini da invecchiamento.
Se si avesse una cantina a disposizione, sarebbe interessante conservare una cassa di vino della stessa annata. Per poi degustarlo in momenti diversi ed apprezzarne l’evoluzione.

In conclusione, meglio stappare prima che mai, salute!

 

Il profumo del vino: botte grande o barrique?

Il profumo del vino e l’utilizzo delle botti.

Ti sei mai chiesto da cosa dipendono i profumi di alcuni vini? perché siano presenti spesso quei sentori di fumè, di cioccolato, cocco o vaniglia?

I profumi del vino dipendono dalla varietà dell’uva, dal processo di  fermentazione e dall’affinamento.

L’affinamento è un periodo di maturazione perché permette al vino di evolvere. Durante l’evoluzione  le componenti chimiche-organolettiche si armonizzano. La più antica tecnica di affinamento avviene per mezzo di botti di legno.

L’affinamento in botte.

La maturazione in botti consente al vino di modificarsi nel colore, profumo e gusto. A seconda della grandezza e della tipologia di legno utilizzata, però, il vino evolverà differentemente. Questo perché, il legno, permette variazioni di temperatura e scambio di ossigeno con l’esterno.

In sintesi, tanto più il legno sarà a stretto contatto con il vino, tanto più i profumi di maturazione saranno intensi. Allo stesso modo l’evoluzione sarà più veloce. Questo è ciò che avviene principalmente utilizzando botti piccole.

La botte grande.

Per chiarire, le botti grandi sono recipienti di dimensioni comprese fra 10 e 400 ettolitri. Qui la quantità di vino a contatto con il legno è inferiore rispetto alle piccole. La maturazione avviene, quindi, molto lentamente.

Le botti grandi sono generalmente realizzate in legno di quercia o di rovere. Lo scambio di ossigeno è molto basso per cui i profumi di maturazione non sovrastano facilmente quelli varietali. Per la tradizione enologica Italiana, sempre attenta al rispetto delle varietà, questo è un vantaggio. Di contro però, le botti grandi, se non pulite opportunamente possono essere causa di cattivi odori. In Italia, tradizionalmente, si fa uso di botti grandi. Anche se, l’uso della barrique è sempre più popolare.

La barrique.

Si tratta di una piccola botte in legno, della capacità compresa normalmente tra 225 litri (bordolese) e 228 litri (borgonona o pièce). Nella regione francese dello Champagne, si utilizzano barriques più piccole per affinare i migliori vini da assemblaggio. Il legno delle botti può variare, come anche il grado di tostatura alle quali le assi di legno sono soggette. La tostatura del legno, avrà però un effetto sul vino. Non tutti sanno, inoltre, che esiste un vero e proprio mercato delle barriques. Infatti si utilizzano anche “di seconda mano”, per affinamenti diversi. In conclusione, quando non utilizzabili a fini enologici, diventano pezzi di arredamento per bar ed enoteche.

A metà strada fra le barriques e le botti grandi, una terza misura detta Tonneau. Questa, in sintesi, permette una gestione delicata dei profumi.

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Come scegliere lo champagne migliore?

Come scegliere lo champagne migliore?Scopri tutto su questo vino.

Sciabola, mano o addirittura cucchiaio. Non importa come, sono migliaia i tappi di champagne saltati quest’estate.

Se anche tu sei stato colpito dal fascino francese ecco l’articolo che fa per te. Scopri l’essenziale su questo vino. La storia e qual è il migliore champagne da scegliere.

Cos’è lo champagne?

In breve, si tratta un vino spumantizzato, proveniente da una sola zona specifica della Francia denominata Champagne. Questa zona si trova nel nord est di Parigi ed ha come città di riferimento, soprattutto, Reims ed Epernay. Si tratta di un vino che subisce una doppia fermentazione in bottiglia con sviluppo di anidride carbonica. E’ la Co2, in altre parole, la responsabile delle bollicine che tanto amiamo nel bicchiere.

Ma come nasce questo vino?

Il monaco Dom Perignon, Cantiniere dell’abbazia di Hatvillers, vicino Epernay fu chiamato a risolvere un problema. Si trattava di un grave problema di conservazione del vino. Al tempo il vino pronto in inverno, subiva una seria problematica all’inizio dei primi caldi di primavera. All’aumentare della temperatura, per chiarire, i lieviti presenti nel vino si risvegliavano, facendo ripartire la fermentazione. La doppia fermentazione provocava, spesso, la rottura di numerose bottiglie.

Gasbusters.

Il primo ostacolo da superare era relativo al contenitore. Le bottiglie allora erano, infatti, molto fragili. Ma la tecnica di produzione del vetro stava cambiando. Il forno a carbone, più potente di quello a legna, riusciva a produrre vetro molto più resistente.

Risolto il primo problema, bisognava capire come “catturare le stelle”. Dom Perignon decise di utilizzare tappi di legno e di ancorarli al collo sella bottiglia con una gabbietta. Questa invenzione rivoluzionaria permise al frate di riuscire nell’impresa.

Era nato il metodo Champenois, ancora oggi la tecnica per produrre tutti i vini spumante a metodo classico. Il processo pare fosse già noto in altre abbazie benedettine marchigiane e bresciane. Ma sarà Dom Perignon a siglare per sempre il metodo nel 1670.

Quali uve si utilizzano?

Devi sapere che le viti che si utilizzano per la produzione dello champagne sono, principalmente, lo Chardonnay, il Pinot noir ed il Pinot Meunier. Coltivate soprattutto su terreni marnosi, argillosi e calcarei a forte base di cloro. Il vino base può essere realizzato con un solo vitigno o più fra questi. La scelta della tipologia di uve varia a seconda del risultato finale che vuole ottenere.

Ad esempio, se si vuole creare uno champagne fresco, leggero ed elegante si utilizzerà esclusivamente Chardonnay. Se si vuole realizzare uno champagne più longevo e di corpo, si utilizzerà principalmente il Pinot Noir.

Quanti produttori di champagne conosci?

Istintivamente non arriverai ad elencarne più di 6. Sappi però che, l’estesa area di oltre 33000 ettari coltivati conta circa 5000 produttori con la propria etichetta. Sono ben 14000 i coltivatori, fornitori di produttori terzi.

Esistono 5 grandi macroaree di riferimento: Aube, Cote des Blancs, Cote de Sèzanne, Montaigne de Reims, Vallée de la Marne. Ogni area ha un microclima e composizione del terreno diverse. Non stupisce affatto che gli Champagne siano tutti diversi fra loro.

Ti gira già la testa? Semplifichiamo e tiriamo fuori qualche nome.

Vuoi scegliere uno champagne di eccezionale qualità, delicato e fresco? Consigliamo, certamente, un Blanc de Blancs Grand Cru della Cote de Blancs. Perfetto soprattutto per l’aperitivo a base di crudo di pesce. Da abbinare certamente a tartine o scaglie di parmigiano oppure ad una tagliata di salmone all’aneto. Grazie al terreno gessoso ed alla posizione, i vitigni di Chardonnay qui esprimono al meglio la loro potenzialità. Sono soprattutto elegantissimi champagne. Produttori consigliati: Agrapart, Bruno Paillard, Roeder, Taittnger, Jaques Selosse

Per Risotto ai funghi porcini o sformati di riso, cacciagione al forno in bianco o pesci importanti? un Blanc de noirs è la scelta giusta. Soprattutto se proveniente dalla zona della Vallée de la Marne. Produttori consigliati: Philipponnant, Delouvin Nowack, Demiére, Eric Taillet.

La migliore scelta per Fragole e champagne? Bianco o Rosè con dosaggio Brut o demi sec a base di Pinot Noir. Uno dei primi in classifica è certamente lo Champagne Brut Rosé “Armand de Brignac” Magnum di Cattier. Più abbordabile e di dominio pubblico il rosato lo Champagne Ruinart Rosé. Non dimentichiamo il famigerato Krug Rosé. Super trendy e iconico il Dom Pérignon Vintage Rosé.

Teniamo presente che i Rosè sono fra gli champagne più costosi al mondo. Tuttavia sono perfetti per una dichiarazione di matrimonio o una serata speciale. In questa occasione scegliere lo Champagne Perrier Jouet Belle Epoque sarà un must.

Se sei arrivato fin qui sei veramente interessato allo champagne! Vediamo allora che informazioni cercare in etichetta:
  • Indicazione Champagne: è necessaria per identificare il prodotto originale
  • Produttore: il nome della casa vinicola
  • Nome dello champagne: il nome di fantasia che viene dato dal produttore al vino
  • Contenuto di zucchero nella bottiglia: indicato dalle diciture PAS DOSE’ (senza aggiunta di zucchero extra <3gr/l) o EXTRA BRUT ( vino piuttosto secco <6gr/l). BRUT ( secco ma più amabile dei precedenti <12gr/l). SEC O DRY (zucchero significativo  fra 17 e 32 g/l). DEMI-SEC (gusto amabile con zuccheri fra 32 e 50 gr/l). DOUX (champagne dolce >50gr/l)
  • Vol%: contenuto alcolico
Ed indicazioni sulla tipologia di uve utilizzate:
  • Blanc de Blancs: champagne prodotto esclusivamente da uve Chardonnay
  • Rosé: champagne prodotto con vino base rosato
  • Blanc de noirs: champagne con vino base da uve rosse vinificate in bianco
  • Vintage o Millesimée (Millesimato): champagne ottenuto da mosto fiore ottenuto da vitigni di un’unica annata. Quindi sull’etichetta troveremo l’anno della vendemmia. Per chiarire, uno champagne millesimato non è necessariamente migliore di uno non millesimato. Ma di certo, se un produttore ci ha tenuto a realizzarlo con uve di una vendemmia specifica ci sarà un motivo. Solo il tempo ne sarà, tuttavia, il giudice.
  • Cuvée: champagne ottenuto da un mix i vitigni diversi della stessa annata o di annate diverse.
  • Gran cuvée: champagne ottenuto da un mix di vitigni diversi. Possono essere della stessa annata o di annate diverse, identificate quindi come le migliori.
Indicazione sulla classificazione qualitativa di provenienza:
  • Grand Cru: Solo 17 villaggi su 4000 ettari sono classificati come Grand Cru. Se leggiamo questa dicitura sappiamo che le uve provengono dai migliori terreni e condizioni climatiche certificati.
  • Premier Cru: se leggiamo questa dicitura significa che lo champagne proviene da uno dei 44 villaggi che si delimitano un’area di 5000 ettari. A questi villaggi è stato dato un punteggio leggermente inferiore ai Grand Cru. Quindi uve base sono leggermente meno costose delle prime.
  • Deuxiéeme Cru: 255 altri villaggi sono senza Cru. Alcuni vigneti si trovano nelle aree dei più blasonate, ma non sono stati ricompresi nelle due più fortunate liste.
Indicazioni sui produttori
  • R.M = Recoltant Manipulant: se leggiamo la dicitura R.M in etichetta significa che il produttore controlla in ogni momento il processo di produzione. Dalla maturazione delle uve all’evoluzione. Sono circa 2000 i produttori, ne fanno parte quelli identificati come “Les Champagnes de Vignerons”.
  • NM  Négociant Manipulant: sono circa 200 produttori che usano in tutto o in parte uve acquistate da altri coltivatori. Le grandi case che producono molte bottiglie appartengono a questa categoria.
  • RC – Récoltant-Coopérateur: sono circa 3000 case in cooperativa che commerciano esclusivamente vino prodotto da uve provenienti dai vigneti della cooperativa.
  • SR Société de Récoltants: sono ditte unite in società per commerciare il vino prodotto dalle vigne della società. Di solito sono società della stessa famiglia.
  • CM – Coopérative de Manipulation: sono circa cento le aziende in cooperativa che coltivano e producono vino non lo vendono direttamente.
  • MA – Marque d’Acheteur (o Marque Auxiliaire o Marque Autorisée): il produttore è proprietario del marchio ma non si occupa della coltivazione e della vinificazione. Compra lo champagne e lo brandizza per uso proprio, ad esempio un ristorante.
  • ND – Négociant-Distributeur: Il produttore indicato in etichetta è un individuo o azienda che acquista Champagne finito, lo etichetta e lo rivende.
Sei pronto per il tuo raid in enoteca. Salute!

 

La Misticanza sai è come il vento

La misticanza a Roma è una istituzione, un pugno di verde e di colore, un mix di fiori ed erbe selvatiche, contorno di eccellenza nella cucina Romana.

La tradizione di raccogliere erbe per la misticanza, rimanda alle abitudini della nonna. Con sapienza si creava un ensemble di verdure, crude o cotte, ricche di vitamine e fibre salutari.

Questo prezioso mix di erbe e fiori permetteva, anche in tempi di fame, di portare la natura in tavola.

Infatti, gustarsi una “bella misticanza” era come garantirsi un integratore alimentare. Già nell’antica Roma,  si potevano cogliere le erbe negli orti che circondavano, insieme alle vigne,  la Città al limite delle Mura Aureliane.

A Roma veniva chiamata ‘mistocanza’ , che in dialetto significa verdure miste. Si degustava di venerdì, giorno in cui i frati la portavano per la questua.

Oggi è uno dei contorni della tradizione romana più apprezzati, per gusto e stagionalità.

La misticanza, per prassi, contiene almeno una 20 di erbe e fiori diversi, o anche di più. Attenzione, non è per tutti però: alcuni possono essere allergici a questo mix. Quinti mai farlo da soli senza avere conoscenza delle erbe.

Condite la misticanza con solo un pò di olio, sale e limone o aceto. Se preferite usate olio e pesto di acciughe, o, in alternativa , pomodorini dolci confit con aceto balsamico.

I MIGLIORI POSTI A ROMA PER MANGIARE LA MIGLIORE CARBONARA

Come si fa la pasta alla carbonara?

La pasta alla carbonara non è solo uno dei primi piatti più deliziosi e antichi della cucina romana. Non solo, è anche il piatto più ricercato nelle app di consegna A DOMICILIO.

Apprezzata ed imitata in tutto il mondo, le origini di questa ricetta sembrano risalire a poco dopo la seconda guerra mondiale.

Alcuni collegano la creazione del piatto con l’arrivo di soldati americani, che erano dotati, nella loro razione, di ingredienti come la pancetta e uova  in polvere. Si dice, infatti, che questi ingredienti fossero stati utilizzati per condire la pasta, dando la luce alla straordinaria ricetta.

Altri, come  il grande ristoratore italiano Luigi Carnacina, sostengono che fosse un piatto tipico dei taglialegna, preparato con i prodotti a disposizione sul territiorio.

Esistono molte versioni di questo piatto tipico, con le varianti più disparate: con funghi, avocado, pollo, gamberi e così via.

Ma non ditelo ai romani! per loro la Carbonara è un’istituzione e le variazioni sul tema non sono molto apprezzate.

La ricetta tradizionale, tuttavia, prevede guanciale (guancia di maiale), uova, Parmigiano reggiano, Pecorino romano e pepe nero.

Ecco dove mangiare la miglior carbonara a Roma:

EGGS ROMA

La chef Barbara Agosti ha un menu interamente dedicato alla Carbonara. Tutti i suoi ingredienti e le sue uova sono interamente biologici e di alta qualità.

Giallo, verde, viola e nero sono solo alcune delle sfumature ottenute utilizzando ingredienti diversi tra cui pistilli di zafferano, carciofo croccante, patate viola e tartufi. Puoi anche avere una Carbonara “a modo tuo”, scegliendo il tipo di pasta e il tipo di uova che desideri!

Via Natale del Grande, 52

ROSCIOLI

Ingredienti di alta qualità. Lo Chef serve una Carbonara la cui eccellenza deve ringraziare la qualità dei suoi prodotti: uova biologiche, guanciale e pecorino di piccoli produttori artigianali.

Via dei Giubbonari, 21/22

Luciano – Cucina italiana

Luciano Monosilio è giovane, ma conta già tra i maestri Carbonara. Il punto forte della sua Carbonara è la sua cremosità.

Piazza del Teatro di Pompeo, 18

L’Arcangelo

Arcangelo Dandini è un Super-Chef; una delle cose che fanno risaltare la sua Carbonara è l’assenza di pepe.

Via Giuseppe Gioachino Belli, 59

Pipero

Un perfetto equilibrio schiumoso di uova, pepe e guanciale per una carbonara memorabile. Altamente abile nel renderlo cremoso.

Corso Vittorio Emanuele II, 250

Godetevi il gusto estremo della Carbonara! E se questo piatto ti ha davvero impressionato, puoi scoprire la ricetta originale sul seguente LINK o ancora meglio, partecipare alla nostra lezione per imparare tutti i suoi segreti e replicarla perfettamente a casa tua!

Dall’Europa orientale al Medio oriente e New York Pastrami arriva a Roma

Sapevi che il pastrami non è più semplicemente un simbolo del cibo di strada di New York, ma amato anche  a Roma?

Fatto di maiale, manzo o montone, la scelta è tua. Pastrami è l’ultima tendenza culinaria tra i suoi appassionati, carnivori esperti e curiosi. È diventato un simbolo del cibo di strada di New York grazie al famoso film “When Harry Met Sally”, ovvero la scena in cui Meg Ryan e Billy Crystal mangiano panini con pastrami al Katz’s Delicatessen di New York.

Da allora si è diffuso a livello globale, compresi molti luoghi romani dove è possibile assaporarlo. La sua storia risale a molto tempo fa. Originario della cucina rumena, nel corso dei secoli ha subito trasformazioni e influenze culinarie da Grecia, Turchia e Medio Oriente. La ricetta passò dalla Romania in Israele fino agli Stati Uniti, dopo essere stata esportata da emigrati ebrei rumeni all’inizio del XX secolo.

Grazie al tocco dei maestri chef di oggi, è diventato anche un piatto gourmet!

La nostra classifica dei pastrami  muigliori a Roma:

BAR DEL CAPPUCCINO-All’ingresso del ghetto ebraico, servito con carne kosher.-VIA ARENULA, 50

COSÌ BUONO-Famoso per i suoi bagel, inclusa un’opzione con il pastrami.-VIALE AVENTINO, 87

CIBo STRADALE DI MAMMO-Che offre diverse proposte gastronomiche italo-americane-vIA BENEDETTA, 1

FONZIE THE BURGER HOUSE-Servito anche con carne Kosher-VIA S. MARIA DEL PIANTO, 13

Benvenuti a Roma! I nostri tour e lezioni di cucina sono ideali per coloro che desiderano godersi nuove esperienze culinarie!

Le migliori panetterie romane e l’arte di fare il pane a Roma

Panetterie Romane: un pò di storia

All’inizio dell’età romana le persone non avevano il pane, consumavano una specie di focaccia chiamata “puls” e prodotta con un’antica varietà di farina di farro. Il farro nell’antico latino si chiamava Farrus, quindi la parola “farina” deriva probabilmente da questa ricetta.

Diversamente dagli antichi romani, i greci erano già esperti nell’arte di fare il pane e mangiavano una pietanza chiamata pita.

Quando l’antica cultura romana e greca si incontrarono, gli antichi romani rimasero stupiti dall’arte greca di fare il pane e iniziarono a fare ricette simili. All’inizio, il pane veniva  cotto in casa e divenne rapidamente molto popolare. Considerato da molti un trend della moda e criticato da importanti personaggi dell’epoca, come Catone (il censore).

Ma il pane iniziò a essere popolare anche tra le famiglie ricche. Ben presto diventò un alimento così popolare che esperti fornai dalla Grecia vennero a Roma per insegnare agli uomini locali a fare il pane.

Il pane nell’antica Roma veniva chiamato in modo diverso in base allo stile alimentare: nauticus (se cotto per i marinai), gradilis se fatto per essere mangiato mentre assisteva agli spettacoli al Colosseo o all’anfiteatro, ostiari se cotto per essere mangiato con ostriche, durus e sordido se cotto con non farine di qualità.

Sembra che il numero di panetterie a Roma durante l’età di Augusto fosse più di 300, tutte gestite da persone greche. Resti archeologici si possono ammirare dagli scavi di Pompei, dove sono stati trovati pane bruciato e panifici completi di forni, panche e stampi.

Dopo la caduta dell’Impero romano, il commercio del pane scomparve, ma la gente continuava a cuocere in casa. Nel frattempo, una nuova religione si stava diffondendo con pane e vino al centro del rito: il cristianesimo.

Durante il feudalesimo,  i mulini per macinare i cereali diventano proprietà del signore feudale.Le persone potevano cuocere il pane nel forno ma erano costrette a pagare le tasse al signore. Intorno al 1000 d.C. con l’avvio di corporazioni di arti e opere, il fornaio torna ad essere una professione.

Sono più di 1000 anni che a Roma la gente ama il pane e le paste con frutta secca o erbe aromatiche, uva passa, pignoli, canditi. Ancora oggi uno dei dolci più famosi, Maritozzo, tradizionalmente cotto per le feste di matrimonio, è ormai un must da gustare.

Il pane più famoso di Roma viene cotto in due paesi limitrofii: Genzano e Lariano. Protetto con etichetta IGP nel 1997, viene fatto con farina 0, lievito madre per due di lievitazione e coperto con una farina integrale. Il pane arriva croccante e aromatizzato all’esterno e morbido e bianco all’interno.

Gli avanzi di pane non vengono mai sprecati a Roma. Dopo pochi giorni, viene ancora utilizzato per ricette  tradizionali come bruschette, e zuppa di fagioli. Oppure bagnato con il latte tipica colazione per bambini o mescolato con la carne per le polpette .

Ecco i migliori panifici di Roma

Panella: Via Merulana 54 (Santa Maria Maggiore / Vittorio)

Roscioli: Via dei Chiavari (Campo de Fiori / Argentina)

Antico Forno Urbani: Piazza Costaguti (Ghetto ebraico)

Roscioli: Piazza Campo de Fiori (Campo de Fiori / Navona)

Panificio Mosca: Via Candia 14 (Prati / Vaticano)

Gianfornaio: Via dei gracchi 179 (Prati)

Antico Forno ai Serpenti: Via dei serpenti 122 (Monti)

Ecco alcuni dei tour che puoi prenotare per visitare questi forni.

Tour gastronomico di Campo de Fiori, Ghetto ebraico e Trastevere

Esperienza di pizza al tramonto

Mercato degli agricoltori

Fai clic su quello che preferisci per prenotarlo.

Caffè: il chicco che ha viaggiato per 5000 anni

L’Italia è famosa per il caffè ma non lo coltiviamo. In che modo l’Italia diventa uno dei principali esportatori di caffè al mondo?

E’ grazie al caffè  espresso, un processo dalla selezione delle varietà, alla tostatura e soprattutto all’arte di fare.

Origini

La prima bevanda energetica del “vecchio mondo” fu probabilmente usata dai pastori in Africa o nel Medio Oriente. La tradizione di bere chicchi di caffè torrefatto e macinato era molto popolare tra gli arabi per secoli. Non popolare invece in occidente  fino al XV secolo, dove bere caffè era spesso associato a comportamenti non cristiani.

Venezia è stata probabilmente una delle prime città europee a vedere l’arrivo dei chicchi di caffè, accolto da alcuni ma anche molto criticato. Ma presto gli italiani iniziarono ad amare la bevanda, incluso Papa Clemente VII, che era così innamorato di questa bevanda tanto da dichiarare di esserne un bevitore. Grazie all’introduzione dello zucchero nel sistema alimentare  divenne sempre più popolare tanto che iniziarono ad aprire le prime caffetterie.

In Inghilterra, il primo caffè aperto a Oxford nel 1637, seguito da molti altri, si trasformò presto in club per intellettuali e politici.

Durante il 17 ° secolo, i coloniali europei iniziarono a coltivare la pianta nel nuovo mondo.Oggi i principali produttori di caffè sono Brasile, Colombia, Ecuador e molti altri paesi sudamericani.

Oggi

E’ semplicemente folle pensare di iniziare una giornata senza una tazza di caffè per milioni di persone in tutto il mondo, ma in Italia è anche un bisogno sociale e culturale. Il primo pensiero al mattino, un sapore molto confortante quando qualcosa va storto, il primo modo per avvicinarsi a un nuovo amico o a una riunione d’affari.

Molti viaggiatori sono davvero sorpresi di quanto sia diverso godersi il tempo del caffè in Italia. Ad esempio, a Roma non è un momento rilassante.

Il caffè più popolare viene preparato con la straordinaria macchina per caffè espresso inventata dal signor Bialetti nel 1933. È il modo più economico e tradizionale per preparare questa deliziosa bevanda … se usata correttamente, ovviamente.

Al “bar”, che non è un night club per musica e alcolici qui, ma semplicemente un Cafe dove bere cappuccino e derivati, pasticcini e alcuni panini e snack.

Ordinare un caffè significa solo una cosa: ordinare un espresso.

L’espresso può essere ordinato in molti modi diversi in base allo stile preferito, che a volte si riferisce a versare del latte o altri all’interno o persino la scelta della forma e del materiale della tazza. Il tuo bar preferito – generalmente quello sotto casa o vicino all’ufficio è generalmente gestito da persone che sanno tutto di te, perché il “barista”, colui che prepara il tuo caffè, non è uno sconosciuto, è un confessore, un amico, a volte un “guru” e filosofo.

Se questo ti suona strano, vieni a provare direttamente. Assicurati che nessuno perdonerà un barista per un caffè non buono … è solo qualcosa che può rovinare la tua giornata. È un’arte e non si scherza sull’espresso perfetto: ricco, cremoso, perfettamente bilanciato dall’inizio alla fine, non un caffè macinato bruciato dal caldo torrido.

Come ordinare un caffè a Roma

Esempio a) Ho bisogno di caffè espresso. Entra in un bar, guardati intorno per trovare la cassa e raggiungerla. Chiedi “un espresso” e paga. Porta lo scontrino al barista (probabilmente sarà occupato).

Cerca di attirare l’attenzione del barista (sii coraggioso). Quindi dai il conto al barista . Metti il ​​conto sul bancone (in genere, i locali lasciano una moneta di riserva per tenere il foglio premuto – che è anche la piccola mancia per il barista). Prendi il tuo caffè

Esempio b) Ho bisogno di cappuccino e cornetto (colazione tradizionale italiana)

Entra nel bar e dai un’occhiata vetrina  per scegliere cosa desideri acquistare

Guardati intorno per trovare la cassa e raggiungerla – paga- Porta il conto al barista (probabilmente sarà occupato)

Metti lo scontino sul bancone Chiedi cosa ti piacerebbe-Mangia il cornetto e bevi il tuo cappuccino in piedi al bar

Stili di caffè in italia:

  • Espresso : un semplice shot di caffè.
  • Americano: non esattamente come quello noto negli Stati Uniti. Generalmente è solo caffè espresso e acqua calda nella tazza da cappuccino .
  • Corretto: espresso “corretto” da un bicchierino di liquore o Sambuca. Stile amato dagli uomini dopo un pasto.
  • Macchiato: espresso “macchiato” con un tocco di latte al vapore.
  • Ristretto: espresso con un po ‘meno acqua, più forte del normale espresso.
  • In tazza grande: è espresso nella tazza da cappuccino.
  • Marocchino: caffè espresso con schiuma di latte e cioccolato in polvere.
  • Cappuccio o cappuccino: caffè con latte al vapore (più che macchiato) e assunto solo a colazione.

Non importa quale sia lo stile, l’importante è che sia fatto con amore, prenota il nostro tour Espresso, Gelato e Tiramisu di Roma per scoprire molto di più!

Come raggiungere Roma dall’aeroporto e viceversa

Molti  ci chiedono come raggiungere Roma dall’aeroporto e viceversa. Niente stress!

Ci sono molti modi: la scelta migliore dipende dalla posizione del tuo hotel, da quanti siete , e ovviamente dall’aeroporto dove atterri.

 Roma è servita da due diversi aeroporti: Fiumicino (situato sul lato ovest) e Ciampino (lato est).

Fiumicino (FCO) è il più grande aeroporto romano e si chiama Leonardo da Vinci. Il terminal è organizzato in 4 banchine diverse: T1, T2, T3 e T5. T5 è riservato alle compagnie aeree da e verso gli Stati Uniti e da e verso Israele.

I voli nazionali e internazionali da Roma variano in base alla destinazione finale delle compagnie aeree. Ci sono punti informativi gestiti direttamente dalle compagnie aeree nella sala principale dell’aeroporto. 

Per entrambi gli aeroporti

Con il taxi

Sono disponibili diverse compagnie di taxi. La compagnia più grande e affidabile è il 3570 tel. numero +39 063570, operatori che parlano e tassisti che parlano inglese.

Dall’aeroporto a Roma in taxi

Ci sono sempre taxi disponibili all’esterno  dell’aeroporto, in attesa di passeggeri in fila. I taxi autorizzati dal Comune di Roma sono bianchi e hanno un cartello con la parola “TAXI” sui loro tetti. Il simbolo del Comune di Roma è chiaramente visibile sulle porte anteriori e la licenza all’interno sul retro a sinistra. Altri veicoli potrebbero essere guidati da persone non autorizzate e la tariffa potrebbe quindi essere molto più elevata.

 Se qualcuno ti ferma all’interno dell’edificio (anche se indossa una specie di badge) chiedendoti se avresti bisogno di un taxi, semplicemente ignorali e dirigiti verso l’uscita. I taxi stanno aspettando al posteggio dei taxi.

La tariffa del taxi da entrambi gli aeroporti per il centro di Roma è fissa. Secondo l’indirizzo del tuo hotel a Roma, la tariffa finale può variare. Roma è una grande città, le tariffe fisse si riferiscono a un’area che corrisponde al limite della città antica (Mura Aureliane). Gli hotel fuori da questa zona saranno raggiunti con la tariffa del contatore.

Controlla se il tassista applica una tariffa fissa.Le tariffe fisse comprendono tutti i costi aggiuntivi da / per entrambi gli aeroporti (i prezzi si intendono per viaggio e non per passeggero).

Dall’aeroporto di Fiumicino all’interno delle Mura Aureliane e viceversa: € 48,00

Dall’aeroporto di Fiumicino al Castello della Magliana – Parco dei Medici e viceversa: € 30,00

Dall’aeroporto di Fiumicino al centro espositivo Nuova Fiera di Roma e viceversa: € 25,00

Dall’aeroporto di Fiumicino all’aeroporto di Ciampino e viceversa: € 50,00

Dall’aeroporto di Fiumicino alla stazione Tiburtina e viceversa: € 55,00

Dall’aeroporto di Fiumicino alla stazione Ostiense e viceversa: € 45,00

Dall’aeroporto di Fiumicino al porto di Civitavecchia e viceversa: € 120,00

Dall’aeroporto di Ciampino all’interno delle Mura Aureliane e viceversa: € 30,00

Dall’aeroporto di Ciampino alla stazione Tiburtina e viceversa: € 35,00

Dall’aeroporto di Ciampino alla stazione Ostiense e viceversa: € 30,00

Da Roma all’aeroporto

Prenotazione di un taxi pick up. Puoi chiamare il numero radiotaxi e prenotare un trasferimento per il giorno successivo, oppure chiamare il numero dal tuo hotel. Quando chiami un taxi, prendi nota del codice del taxi (fornito dal radiotaxi) e assicurati di saltare sul taxi giusto (il codice del taxi viene visualizzato sulle porte posteriori posteriori del taxi). Ti consigliamo di lasciare l’hotel 3 ore prima della partenza del tuo volo. Se desideri pagare con carta di credito, avvisa il radiotaxi al momento della prenotazione.

Puoi prenotare un taxi direttamente dall’app https://www.ittaxi.it/ e pagare con carta di credito. L’app è utile per chiamare un taxi anche in altre città italiane. Molto utile in caso di giorni molto affollati come ad esempio, in caso di maltempo, scioperi e blocchi dei mezzi pubblici.

Servizio navetta per l’aeroporto – il servizio navetta condiviso è disponibile presso gli hotel situati in centro. È un veicolo privato condiviso con fermate per raccogliere / lasciare gli altri nei loro hotel. Prezzi circa € 40,00 a viaggio.

Treno (solo per Fiumicino)

Il treno espresso Leonardo collega Roma Termini con Fiumicino, il viaggio dura circa 30 minuti. La tariffa è di circa € 14,00 a persona

Linea Fiumicino – Fara Sabina (FM1): con fermate a Tiburtina, Tuscolana, Ostiense, Trastevere – Dal lunedì al sabato ogni 15 minuti e domenica o festivi ogni 30 minuti. Tariffa: € 8 euro

Autobus

Dalla stazione Termini di Roma puoi prendere gli autobus Terravision per Fiumicino (ogni 30 minuti) e Ciampino (ogni 40 minuti) – € 4,00 tariffa per biglietto

La nostra raccomandazione

Se sei un minimo di 2 persone che viaggiano con bagagli e il tuo hotel non si trova vicino a una delle stazioni principali e all’interno delle Mura Aureliane, il taxi è il modo migliore. Il taxi ti verrà a prendere direttamente in hotel senza essere costretto a gestire un trasferimento dall’hotel alla stazione ferroviaria e quindi all’aeroporto. Rispetto al prezzo per il trasporto dall’hotel alla stazione ferroviaria e il biglietto del treno, il taxi è più comodo.

Se avessi bisogno di ulteriori consigli su come spostarti a Roma, contattaci via email, saremo lieti di aiutarti.

Goditi le tue vacanze romane!