Musica e vino: l’abbinamento per una serata perfetta

Musica e vino in abbinamento. Possiamo immaginare una serata migliore?

La musica ed il vino hanno camminato attraverso la storia mano nella mano.

Una serata fra amici, o un momento di relax introspettivo, bastano questi due immensi piaceri della vita per far scomparire tutto il resto.
Queste due meraviglie prodotte dall’uomo sono, quindi, tra le più ampie forme di consolazione che io conosca.
Quindi possiamo domandarci, si può abbinare il vino alla musica?
In mille modi probabilmente.
Dunque, salite sulla mia personale macchina del tempo. Ci vediamo nel passato!


Antica Roma.

Possiamo iniziare dall’antichità, immaginando un Anfitrione, accomodato sul triclinio. Il patrizio si gode il suo Vinum Falernum mentre avvenenti danzatrici ondeggiano al suono di tamburo e lira.


E’ il 1300 in Italia.

Siamo in un’abbazia benedettina, stile Il nome della Rosa. Il vino da messa, un probabile Sagrantino è conservato nel cellario. Il vino serve anche ad annegare i ricordi, di un frate non troppo convinto della sua fede, mentre un canto gregoriano echeggia dai meandri del castello.


1500. Firenze, Italia.

Come non fare di tutto per essere ammessi alla corte di Lorenzo de Medici? deliziarsi di un banchetto spettacolare annaffiato da ettolitri di vino. Con il bicchiere in mano, ci godiamo la messa in scena del Trionfo di Bacco e Arianna. Happening del secolo!


Un salto nella Roma del 1600.

Facendo attenzione a non essere ucciso nei vicoli di notte o attaccare briga con potenti signorotti e giovani rampolli delle famiglie romane, esploriamo la Roma del primo barocco. Riusciremo ad infiltrarci nella sala da pranzo del Cardinal del Monte, dove un giovane Caravaggio, indulge con l’ottimo Rossese di Dolceacqua?
In sottofondo echeggia una messa da organo dalla vicina chiesa.


Andiamo in Francia a fine 1700.

Stappiamo una delle prime bottiglie di Champagne reperibili. Si tratta di una Ruinard, la prima casa di Champagne in commercio. Le Papille gustative e l’animo in subbuglio con in sottofondo una toccata e fuga in Re minore di Bach. Scappiamo prima che scoppi la Rivoluzione.
In secondo luogo, facciamo piccola deviazione per San Pietroburgo. Un bicchiere di vino italiano o francese, con Giacomo Casanova, che, guarda caso, si trova alla corte di Russia, è un’occasione che non mi lascerei scappare. In altre parole, Giacomo, non ti piace proprio il violinista Petrillo? In caso contrario andiamo all’Opera.


Seconda metà del 1800.

Assolutamente necessaria una visita in Piemonte, per assaggiare il Barolo che Camillo Benso Conte di Cavour sta per spedire alla corte di Francia. Obiettivo della regalia è convincere il Re a perorare la causa dell’unità d’Italia. Slancio patriottico.


Ruggenti anni ’20.

New York durante il proibizionismo, sicuramente sarebbe elettrizzante sgattaiolare in segreto in uno speakeasy. Bere un proibito old fashion, mentre Duke Ellington suona uno swing incredibile.


1930. Fra le due guerre.

Una bottiglia (perché un bicchiere non è certamente sufficiente) con Ernest Hemingway me la berrei proprio. Sono solo indecisa sul dove. Potrei raggiungerlo a Parigi subito prima della Seconda Guerra dove potremmo bere un Bordeaux mentre Edith Piaf canta dal vivo……da brivido!


1950.Nel mondo del secondo dopoguerra.

Farei senza dubbio un salto in California, per una scorribanda nella Napa Valley. La frizzante atmosfera della fine della guerra merita di certo di essere annaffiata dal dolce vino del nuovo mondo.
Scusatemi adesso, ma devo lasciarvi, ma sono invitata a Milano, Maria Callas si esibisce nella Norma di Bellini e me la godrò da un palchetto dove mi serviranno dell’ottimo Moscato d’asti.

Nel 1965, bisogna fare un salto in Francia.

Godiamoci il vino, poi invitiamo qualche rampollo della famiglia Marey-Monge al concerto dei Beatles a Parigi, riaccompagniamolo in Borgogna a bordo di una Dyna Junior. Di conseguenza, non potrà non venderci un fazzoletto di terra di Romanée-Conti. In alternativa, arraffiamo due casse di vino e conserviamole in una banca svizzera (climatizzata). Tornerà utile alla nostra futura dinastia.

1969, Woodstock, Usa.

Non possiamo mancare. Forse sarà difficile portare del vino alla spartana chermesse, per questa volta porteremo altro. Ma “la tre giorni” di musica non si potrà perdere per nessuna ragione al mondo. Qual è il vino più “rock”? Quello che ti scuote l’anima dal profondo.

Anni ’70. nessun dubbio: Londra.

Il vino reperibile sul mercato in quegli anni sarà costosissimo  francese. Ma ne varrà la pena per celebrare la più bella musica progressive di tutti i tempi. Mi trattengo fino agli anni ’80 perché la vita è fatta di priorità, dopotutto.

Anni 2000.

Dopo il concerto dei Pearl Jam una bottiglia di Roero con Eddie Vader, non me la toglie nessuno. A seguire, oltretutto, un pranzo con Sting nella sua vigna in Toscana, beviamo il suo vino, o qualsiasi altra cosa che andrebbe bene lo stesso, godendoci la sua compagnia.
Metto su un disco ed apro una bottiglia. Mi è venuta sete.
Daniela Cassoni